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Perù: presidenziali, vince Humala il "rosso", crolla la borsa

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 giugno 2011 - 21:55
(Keystone-ATS)

Il liberismo ad oltranza ha perduto un ennesimo bastione in America Latina. In Perù, l'ex capitano e nazionalista di sinistra Ollanta Humala, 48 anni ed un bisnonno italiano da parte della madre Elena Tasso, è il virtuale capo dello Stato eletto: nel ballottaggio presidenziale di ieri, dopo lo scrutinio dell'89,16% dei seggi, si impone con il 51,3% dei voti contro la populista di destra Keiko Fujimori con il 48,7%.

Insomma un Paese spaccato in due. In cui l'establishment economico e finanziario, a cui si sono via via allineati i governi degli ultimi decenni, è già in ambasce poiché teme chissà quali interventi dello Stato. Poco dopo l'apertura, la Borsa ha sospeso le operazioni di fronte ad un ribasso dell'8,7%, in particolare dei titoli minerari - l'asse portante del boom dell'ultimo decennio con un Pil in crescita al 7% annuo -, con crolli dal 15 al 17,8%.

Humala ha subito gettato acqua sul fuoco. Parlando di un futuro governo di concertazione. D'altra parte, se cinque anni fa, quando perse il ballottaggio con Alan Garcia, girava con una canottiera con scritto "rosso, rosseggiante", in riferimento al suo beniamino di allora, il venezuelano Hugo Chavez, questa volta ci ha vergato "modello Lula". Non per nulla i suoi spin doctor sono brasiliani. Insomma cambiamenti del liberismo sì, ma moderati come a Brasilia e non esagerati come a Caracas.

Un dito sulla piaga che ha già messo oggi il Premio Nobel della letteratura Mario Vargas Llosa. Che, turandosi il naso, poiché è un esplicito difensore del liberismo, nelle ultime settimane è sceso in lizza per Humala, spingendo i ceti medi a votare per lui: forse un fattore determinante del suo trionfo. Dopo aver assicurato che "il fascismo è stato sconfitto", lo scrittore ha infatti avvertito che gli stessi ceti che "hanno votato per la modernità" devono ora "vigilare" affinché Humala "non cada nella politica fuori della realtà, che ha portato la catastrofe in Venezuela".

Ma le destre non sembrano convinte. Per il portavoce di Humala, Daniel Abugattas, via web, stanno spingendo i settori ricchi - che da un decennio godono della manna del boom, mentre il 35% dei 30 milioni di peruviani peruviani ne sono del tutto fuori - a comprare dollari. "Il Paese ha bisogno di tranquillità, non di terrorismo finanziario", ha assicurato.

Humala, assumerà il potere il prossimo 28 luglio: non saranno giorni facili per un Perù, che tenterà di lasciarsi alle spalle gli aspetti più nocivi del liberismo, come hanno già fatto via via Argentina, Brasile, Ecuador, Uruguay, Bolivia e, in parte, il Venezuela.

Ancor prima dell'imprimatur ufficiale della sua vittoria nel ballottaggio presidenziale di ieri, Humala ha ricevuto oggi le congratulazioni dei suoi futuri colleghi della regione: gli hanno telefonato i presidenti di Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Paraguay e Bolivia.

Intanto a Brasilia, il venezuelano Hugo Chavez, in visita ufficiale nel Paese, si è espresso a sua volta in tal senso, mentre, Marco Aurelio Garcia, il consigliere per gli affari internazionali della presidente Dilma Rousseff ha reso noto che, nel corso della sua telefonata con Humala l'ha invitato a visitarla prima del suo insediamento del 28 luglio e che lui ha accettato.

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