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L'evacuazione definitiva di abitazioni per proteggere la popolazione dai pericoli naturali, come quella attuata il 31 luglio in località Horlaui a Weggis (LU), è solo l'ultima ratio, ha indicato oggi alla radio svizzerotedesca SRF un rappresentante della Confederazione. Per prevenire i soli pericoli derivanti dalle inondazioni fino al 2030 sono necessari investimenti tra i dodici e i 20 miliardi di franchi.

All'inizio di luglio agli abitanti di cinque case della località lucernese ai piedi del Rigi (LU/SZ) è stato intimato dal Municipio di abbandonare le case entro la fine del mese. Gli edifici sono estremamente esposti alla caduta di massi, ha argomentato l'autorità. I proprietari di due degli edifici hanno inoltrato ricorso al Tribunale cantonale, che però non ha concesso l'effetto sospensivo. I ricorrenti considerano il provvedimento sproporzionato e in parte insufficienti gli indennizzi loro concessi.

Prima di giungere a decisioni così estreme, si impongono lavori di messa in sicurezza, ha detto alla trasmissione Samstagrundschau Hans Peter Willi, capo della Divisione Prevenzione dei pericoli all'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM). Il trasferimento delle persone altrove interviene solo se le misure edilizie non sono possibili o troppo onerose.

Quali siano le costruzioni minacciate da inondazioni, smottamenti e frane risulta dalla carte cantonali dei pericoli naturali. In maggio l'UFAM aveva indicato che tale cartografia per le zone abitate copre il 93% della superficie. La mappatura del canton Berna ad esempio indica che circa 2000 persone vivono in "zone rosse" e sono esposte a grave pericolo, ha detto Willi.

Il problema non riguarda solo la protezione della vita degli interessati ma ha anche una notevole componente economica: i terreni in "zona rossa" evidentemente non sono edificabili. Questa perdita di valore e i costi generati dalle misure di messa in sicurezza devono essere sostenuti assieme dalla collettività e dai proprietari. Chi malgrado un aiuto finanziario pubblico non intraprende nulla per proteggere la propria abitazione deve assumerne le conseguenze pagando costi assicurativi più elevati, ha sostenuto Willi.

Secondo il capodivisione la Confederazione stima che gli investimenti necessari per la protezione dall'acqua alta fino al 2030 ammonteranno a una somma compresa tra dodici e 30 miliardi di franchi. In questo contesto le misure di risparmio previste nei cantoni sono preoccupanti, ha detto.

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SDA-ATS