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È improbabile una ripresa dei prezzi del petrolio prima del 2017 e anche quando si verificherà una crescita delle quotazioni sarà comunque lenta. È la previsione dell'Agenzia internazionale dell'Energia.

"Le condizioni del mercato del petrolio non suggeriscono che i prezzi possano recuperare nell'immediato futuro, a meno che, ovviamente, non si verifichi un evento geopolitico rilevante", sottolinea l'Aie nel suo rapporto di medio termine.

"Solo nel 2017 vedremo finalmente allineate l'offerta e la domanda di petrolio ma l'enorme stock accumulato agirà da freno sul ritmo di ripresa dei prezzi", aggiunge l'Agenzia segnalando che per la prima volta dal 1986 le attività di esplorazione sono calate per due anni consecutivi. Per il 2016 l'Aie prevede una contrazione del 17% dopo il calo del 24% registrato nel 2015.

Secondo l'Aie, i costi di estrazione si sono ridotti di quasi il 26% negli Stati Uniti in poco più di un anno. L'Agenzia stima inoltre che la domanda globale di petrolio aumenterà a un ritmo medio dell'1,2% annuo da qui al 2021, mezzo punto percentuale in meno all'1,7% registrato tra il 2009 e il 2015: la soglia simbolica dei 100 milioni di barili al giorno sarà quindi superata nel 2019 o 2020.

La quota maggiore di aumento dei consumi verrà dai paesi asiatici che, se si escludono Giappone e Corea del Sud, passeranno dai 23,7 milioni di barili del 2015 a 28,9 milioni di barili nel 2021. Sul fronte dell'offerta i paesi che più aumenteranno la loro produzione sono Stati Uniti e Iran. Grazie soprattutto alla tecnologia per l'esplorazione dei giacimenti, la produzione statunitense è passata da 5 milioni di barili al giorno nel 2008 a 9,4 milioni nel 2015. Nel caso dell'Iran, con la fine dell'embargo, secondo l'Aie, l'estrazione di petrolio aumenterà di un milione di barili al giorno per arrivare a 3,9 milioni nel 2021.

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SDA-ATS