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Stagnazione: è questa la diagnosi per l'economia francese, che anche nel secondo trimestre segna una crescita zero. Il 2014 non ha ancora visto il Pil portarsi in territorio positivo, nonostante le attese degli analisti che puntavano su un primo, seppur timido, segno più (+0,1%). Invece niente da fare. Il Governo ne prende atto, tanto che il ministro delle Finanze Michel Sapin, in un'intervista a Le Monde, corregge le stime per il 2014.

Non un aggiustamento ma una revisione pesante, che vede la crescita fermarsi allo 0,5%, dimezzata rispetto al precedente obiettivo, che dava il Prodotto interno lordo in rialzo dell'1%. Un cambiamento che non può lasciare immune tutto il puzzle dei conti pubblici. Ecco che, ammette lo stesso esecutivo, quest'anno il deficit supererà il 4% del Pil, sforando il target del 3,8%, per altro già in deroga alle regole europee.

Vincoli che per Sapin andrebbero ancora allentati. Il ministro infatti si appella a Bruxelles perché agisca "con fermezza e chiarezza adattando le sue decisioni alle circostanze profondamente particolari ed eccezionali". Sapin non resta sul vago e si fa più preciso quando chiede di "adattare il ritmo di riduzione del disavanzo pubblico all'attuale situazione economica", alle prese non solo con un Pil fermo ma anche con un'inflazione bassa che, sottolinea sempre Parigi, non dà certo una mano.

La Francia lamenta pure un euro troppo forte, che pesa come una zavorra sulle esportazioni. Sul fronte politica monetaria, comunque, Sapin, riconosce che la Bce "ha preso buone decisioni". Ora però secondo Parigi ci vuole ancora più decisione per combattere contro la spirale deflattiva, che spaventa i francesi nonostante i prezzi si mantengano in aumento dello 0,6%.

Il problema è sempre il mix di fattori, dalla crescita che non c'è alla bassa inflazione, passando per una disoccupazione elevata (oltre il 10% e per i giovani superiore al 22%). I 'cugini francesi' non fanno però solo richieste. Da una parte si rivolgono all'Ue, affinché venga rivista la road-map per tornare sotto il 3% nel rapporto tra deficit e Pil, cosa che sarebbe dovuta avvenire entro il 2015 (dopo un 2013 chiuso con un rosso del 4,3%). Anche perché, spiega Sapin parlando a Europe 1 Radio, il mancato rialzo del Pil ha cause francesi ma anche europee. E, soprattutto, prosegue, le regole consentono margini di flessibilità in situazioni di difficoltà, come quelle attuali.

Però il ministro delle Finanze detta anche una ricetta interna per tenere a bada i conti pubblici, fatta di riforme e spending review, con tagli da 50 miliardi. Su tutto una promessa: per far quadrare il bilancio Parigi non ricorrerà, assicura Sapin, a un aumento delle tasse.

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SDA-ATS