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La Segreteria di stato dell'economia (SECO) rivede leggermente al rialzo le previsioni congiunturali per la Svizzera: il prodotto interno lordo (PIL) nel 2015 dovrebbe crescere dello 0,9%, in leggero aumento quindi rispetto alla precedente stima di 0,8%.

Al contempo abbassa le attese per il 2016.

Il mercato rafforzamento del franco da metà gennaio ha frenato notevolmente la congiuntura elvetica nella prima metà dell'anno, scrive la SECO in un comunicato odierno. Le esportazioni hanno sofferto anche della debolezza dell'economia mondiale. Impulsi sono giunti dalla domanda interna, soprattutto dai consumi privati e dagli investimenti nei beni d'equipaggiamento.

Nonostante una lieve distensione sul frante dei corsi, gli esperti della Confederazione prevedono ancora un'evoluzione modesta nel secondo semestre. La bilancia commerciale dovrebbe continuare a pesare sulla crescita.

La situazione dovrebbe migliorare soltanto nel 2016, quando anche le esportazioni torneranno a dare un contributo positivo alla progressione del PIL. Ciò a patto però che la congiuntura internazionale resti favorevole e soprattutto che si riprenda ulteriormente l'Eurozona.

L'evoluzione nelle nazioni industrializzate e in quelle emergenti è eterogenea: in molti paesi emergenti il clima si è raffreddato, Russia e Brasile si ritrovano in una recessione e quest'estate si sono aggiunte anche preoccupazioni riguardo alla Cina. Intanto gli Stati Uniti hanno ripreso vigore.

Per l'anno prossimo è prevista una modesta accelerazione all'1,5% (previsione di giugno: +1,6%). L'economia svizzera farebbe così registrare per due anni consecutivi una dinamica di crescita ben inferiore alla media, considerato che secondo la SECO il potenziale potrebbe aggirarsi attorno al 2%.

La domanda interna resterà con molta probabilità un pilastro importante per la congiuntura, ma con qualche limitazione. Nella costruzione, che dopo la crisi finanziaria ha fortemente sostenuto la congiuntura, si intravvedono chiare tendenze di un raffreddamento. I consumi privati dovrebbero invece continuare a salire per effetto dell'incremento demografico e per l'aumento degli stipendi reali, anche se le preoccupazioni relative al mercato del lavoro potrebbero frenare leggermente la loro dinamica.

Il tasso di disoccupazione dovrebbe passare dal 3,3% nella media del 2015 al 3,6% nella media del 2016 (in giugno era previsto un +3,5%). Lo shock del franco non ha lasciato tracce evidenti, con l'occupazione nel suo insieme che è salita anche nel secondo trimestre, ma solo nel terziario. Soprattutto l'industria ma anche nella costruzione è stato registrato un lieve calo. Tale evoluzione dovrebbe accentuarsi nei prossimi trimestri.

Per il 2015 la SECO si attende una crescita dell'occupazione dello 0,9%, per il 2016 dello 0,8%. Dalla primavera sale inoltre lentamente la disoccupazione destagionalizzata, una tendenza che dovrebbe mantenersi anche nel 2016.

Infine, la forte riduzione dei prezzi dovrebbe gradualmente ridursi con la progressiva attenuazione degli effetti legati all'apprezzamento del franco. Per l'anno in corso il gruppo di esperti della Confederazione si aspetta un'inflazione nettamente negativa (-1,1%) e per il 2016 appena sopra allo zero (+0,1%).

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SDA-ATS