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Piombo fuso: Goldstone chiarisce, rapporto resta valido

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 aprile 2011 - 13:22
(Keystone-ATS)

Il rapporto redatto per conto dell'Onu sulla sanguinosa offensiva militare condotta da Israele due anni fa contro Hamas nella Striscia di Gaza (1.400 morti) non sarà annullato nè soggetto a ritrattazioni d'insieme. Lo ha precisato il suo estensore, il giudice sudafricano Richard Goldstone, chiarendo il senso di un articolo da lui stesso scritto di recente per il Washington Post nel quale pure esprime alcuni ripensamenti sul documento, fortemente avversato dal governo e dagli alti comandi israeliani.

La puntualizzazione trova oggi largo spazio sui media online d'Israele. Goldstone ribadisce una correzione di tiro rispetto alle conclusioni originali del rapporto - assai severe verso Israele, sospettato d'aver compiuto "crimini di guerra", oltre che verso Hamas -, riconoscendo che elementi emersi in seguito fanno ora ritenere non deliberati alcuni degli episodi più significativi di uccisione di civili palestinesi da parte delle forze israeliane durante il conflitto. E dà atto alle autorità dello Stato ebraico di aver condotto una serie d'indagini interne sui fatti contestati, al contrario di Hamas.

Ma conferma anche il rammarico nei confronti del governo israeliano per il rifiuto opposto a suo tempo a ogni forma di collaborazione diretta con la commissione Goldstone; ed esclude comunque che vi siano motivi per giungere a una revoca formale del documento.

"La questione non è stata discussa nel modo più assoluto", ha tagliato corto sul punto il giudice, smentendo di averne anche solo accennato come a una possibilità in una telefonata avuta ieri col ministro dell'Interno israeliano, Eli Yishai. Yishai aveva annunciato di aver chiamato Goldstone - che è ebreo e ha tradizioni familiari sioniste - per lodare l'articolo pubblicato dal Washington Post e invitarlo in Israele dopo le veementi polemiche del passato.

L'iniziativa era stata peraltro sconfessata quasi subito da ambienti vicini al premier, Benyamin Netanyahu, il quale - con i ministri di Esteri e Difesa, Avigdor Lieberman ed Ehud Barak - considera positivo, ma insufficiente il ripensamento del giurista sudafricano. E ha avviato anzi un'accesa campagna pubblica per invocare dall'Onu proprio un inedito ritiro formale del rapporto, liquidato in toto da Israele come "sbilanciato e calunnioso".

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