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PMI svizzerotedesche favorevoli ad apertura frontiere

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 gennaio 2012 - 13:10
(Keystone-ATS)

Le Piccole e medie imprese (PMI) svizzerotedesche sono per la maggior parte favorevoli alla libera circolazione delle persone. Lo rileva uno studio commissionato dall'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), nel quale viene tuttavia sottolineata la necessità di migliorare le misure di accompagnamento.

Il 62% dei membri della direzione di PMI interrogati giudicano che la libera circolazione delle persone sia "piuttosto una chance" contro il 21% che vi vede "piuttosto un rischio". Lo studio è stato condotto dal gfs.berna lo scorso novembre presso 500 PMI e reso pubblico oggi a Klosters (GR) in occasione della Conferenza invernale delle arti e mestieri, ha comunicato l'USAM. Questa si felicita di tale risultato e vede "il suo obiettivo strategico chiaramente confermato".

Ancora più positiva risulta la percezione degli accordi bilaterali nel loro insieme: il 74% degli imprenditori intervistati considera che essi rappresentino "piuttosto un'opportunità" contro il 13% di opinione contraria. È quindi logico che una maggioranza del 71% giudichi che non si debbano denunciare gli accordi di libera circolazione delle persone.

Tuttavia il 79% delle PMI chiede di migliorare le misure di accompagnamento, che mirano a proteggere gli impiegati e le imprese dai rischi del dumping salariale e sociale, sostenendo così il progetto del Consiglio federale di rafforzare tali disposizioni e la cui consultazione si è conclusa a fine dicembre.

D'altra parte il 63% degli interrogati sono contrari alla reintroduzione di contingenti per le persone, come quella in particolare proposta dall'iniziativa dell'UDC "contro l'immigrazione di massa", lanciata lo scorso luglio. Secondo l'USAM, il sistema di contingenti genera una burocrazia che le PMI non vogliono. Inoltre per quanto riguarda il testo dell'UDC, il 67% degli interrogati si si dice contrario.

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