Navigation

Pompeo: Iran dietro attacchi a maxi raffinerie saudite

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha accusato l'Iran per gli attacchi con droni contro due siti petroliferi sauditi, tra cui il più grande impianto al mondo per la lavorazione del greggio. Gli attacchi sono stati rivendicati dagli Houthi, i ribelli yemeniti alleati di Teheran. KEYSTONE/AP/PABLO MARTINEZ MONSIVAIS sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 15 settembre 2019 - 09:35
(Keystone-ATS)

Gli Usa ieri hanno accusato l'Iran per gli attacchi con droni contro due siti petroliferi sauditi, tra cui il più grande impianto al mondo per la lavorazione del greggio. Gli attacchi sono stati rivendicati dagli Houthi, i ribelli yemeniti alleati di Teheran.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha twittato a sorpresa che "non c'è alcuna prova che gli attacchi siano arrivati dallo Yemen" e ha accusato direttamente l'Iran. "Teheran è dietro a quasi 100 attacchi contro l'Arabia Saudita mentre Rohani e Zarif fingono di impegnarsi nella diplomazia", ha denunciato. "Sullo sfondo di appelli alla de-escalation, l'Iran ha lanciato ora un attacco senza precedenti alle forniture energetiche mondiali", ha proseguito Pompeo, esortando "tutte le nazioni a condannare pubblicamente e inequivocabilmente gli attacchi dell'Iran" e assicurando che "gli Usa lavoreranno con i loro partner e alleati per garantire che i mercati energetici restino ben forniti e che l'Iran risponda per la sua aggressione".

Quasi contemporaneamente il presidente Donale Trump telefonava al principe ereditario saudita Mohammad bin Salman "per offrire il suo sostegno all'autodifesa dell'Arabia Saudita" e "condannare fortemente l'attacco a importanti infrastrutture energetiche", ha fatto sapere la Casa Bianca aggiungendo che "gli Usa stanno monitorando la situazione e restano impegnati a garantire che i mercati petroliferi mondiali siano stabili e ben riforniti".

In attesa della riapertura dei mercati lunedì per sapere se ci saranno ripercussioni di questi attacchi, che secondo stime potrebbero interessare oltre 5 milioni di barili al giorno, la tensione è già salita tra Iran da una parte e Arabia Saudita ed Usa dall'altra: il rischio è che salti l'incontro sul nucleare tra Donald Trump e il presidente iraniano Hassan Rohani durante l'assemblea generale dell'ONU, oggi.

A rimanere colpite sono state due strutture della compagnia petrolifera saudita Aramco, tra le più importanti non solo per Riad ma per l'industria energetica globale. Giganteschi incendi si sono sprigionati quando gli ordigni sganciati dai velivoli senza pilota si sono abbattuti nelle prime ore di sabato sulla raffineria di Abqaiq, la più grande del mondo, e sul giacimento di Khurais. La prima con una capacità di raffinazione di 7 milioni di barili al giorno, il secondo con estrazioni di 1 milione di barili al giorno. Secondo le autorità saudite le fiamme sono ora sotto controllo e la televisione Al Arabiya ha detto che non si registrano vittime.

In una dichiarazione trasmessa dalla televisione dei ribelli Al Masirah, un portavoce militare degli Houthi ha minacciato altri attacchi simili in futuro, se le forze saudite continueranno il loro intervento militare in Yemen, dove dal 2015 Riad è impegnata nell'ambito di una coalizione araba nei bombardamenti contro le milizie filo-iraniane e a sostegno del governo internazionalmente riconosciuto del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.