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Il popolo elvetico sarà chiamato a pronunciarsi sugli accordi bilaterali con l'Unione europea tra due anni e fino ad allora si tratterà di compiere un duro percorso ad ostacoli. È l'opinione del presidente della Confederazione Didier Burkhalter, che in interviste pubblicate oggi dai domenicali "NZZ am Sonntag" e "SonntagsZeitung" sottolinea come attualmente "siamo solo all'inizio" di questo lungo cammino.

La votazione si svolgerà se saremo riusciti a definire nuovamente la via bilaterale con l'UE e a creare una solida base. Prima di poter discutere di libera circolazione delle persone con gli europei, "dobbiamo unirci in Svizzera", rileva il consigliere federale.

Per Burkhalter, una nuova votazione non metterebbe in discussione il "sì" popolare del 9 febbraio all'iniziativa contro l'immigrazione di massa dell'UDC. "Sto cercando la soluzione migliore per la Svizzera, niente di più, niente di meno". "La volontà del popolo deve essere realizzata sia per quanto riguarda l'iniziativa contro l'immigrazione che per la via bilaterale, già sostenuta sette volte" da parte dei cittadini elvetici.

Dal canto suo il consigliere federale Ueli Maurer sostiene la strategia del Consiglio federale, contrariamente al suo partito: "non è giusto insinuare che il consiglio federale scenderà comunque a compromessi con l'UE", dichiara il ministro della difesa in un'intervista alla "SonntagsZeitung".

Non bisogna mischiare le divergenze sulla libera circolazione delle persone con la ricerca di soluzioni nelle relazioni istituzionali con l'UE, afferma Maurer, ammettendo tuttavia che la questione dell'immigrazione potrebbe tornare ad essere un tema di discussione. Secondo lui, il governo deve comunque essere libero di cercare una via per intraprendere negoziati con l'UE, "anche se ciò significa fare compromessi in materia di immigrazione."

SDA-ATS