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Porti di Basilea, calo minore del previsto

Nel porto di Basilea i container sono sempre più importanti. KEYSTONE/STEFFEN SCHMIDT sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 03 agosto 2020 - 15:00
(Keystone-ATS)

Il coronavirus ha avuto un impatto minore del previsto sull'attività dei porti sul Reno a Basilea.

Nel primo semestre sono state movimentate 2,7 milioni di tonnellate di merci, una quantità del 16% inferiore a quella della prima parte del 2019 - particolarmente dinamica - ma sostanzialmente in linea con i dati dell'analogo periodo del 2018.

"Il temuto crollo non c'è stato", affermano in un comunicato congiunto l'associazione dei porti svizzeri (Schweizerische Rheinhäfen) e l'unione svizzera per la navigazione e l'economia portuale (Schweizerische Vereinigung für Schifffahrt und Hafenwirtschaft, SVS).

Relativamente alle principali voci settoriali, il traffico dei container è sceso dell'11% a 56'112 TEU (è l'unità di misura del ramo, equivalente in pratica a circa 38 metri cubi di ingombro totale), quello dei carburanti del 15% a 1,25 milioni di tonnellate.

Le importazioni (Bergverkehr: letteralmente il trasporto a monte) sono scese del 15% a 2,3 milioni di tonnellate. Le meno importanti esportazioni (Talverkerhr: trasporto a valle) hanno totalizzato 430'000 tonnellate (-21%).

Basilea è stata fin dai tempi dei romani crocevia importante per il trasporto di merci su fiume e lo è rimasta per tutto il Medioevo. A partire del 16esimo secolo il comparto perse però parecchia importanza. La ripresa arrivò a partire dal 1832 con la navigazione a vapore. Fra il 1905 e il 1939 il complesso portuale è stato ampliato in vari settori. Con lo scemare di importanza del carbone, l'immagine moderna delle strutture è dominata dai prodotti petroliferi e dai container.

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