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Il regista portoghese Manoel de Oliveira è morto oggi nella sua casa di Porto, città in cui era nato 106 anni fa. Aveva un passato da attore, documentarista, pilota d'auto, viticoltore e, soprattutto, da artista radicato totalmente nel suo paese.

Di fede anti-Salazar, il regista, nel segno di una sicura originalità di vita, aveva iniziato ad avere successo solo a 66 anni. Ovvero all'età della pensione.

Nato il 12 dicembre del 1908 in piena notte, de Oliveira era il terzo figlio di un industriale di passamanerie benestante. Così Manoel Candido Pinto de Oliveira (questo il suo nome per esteso) aveva il destino segnato fin dalla nascita, sia perché nasceva all'interno della tradizione del cinema lusitano, sia perché, fin da ragazzino, fu incoraggiato dai genitori a 'svagarsi' con lo spettacolo.

Ad appena venti anni esordì con successo con il suo folgorante DOURO, FAINA FLUVIAL. Un esordio che gli valse il plauso incondizionato di Luigi Pirandello e della critica francese, ma che non bastò a far decollare la sua carriera. Appassionato di auto da corsa e refrattario alla dittatura di Salazar che gli chiuse tutte le porte per produrre film, de Oliveira si dedicò per un periodo alla ditta di famiglia specializzandosi nella produzione vinicola.

Dopo alcuni documentari, rimasti quasi sconosciuti, arrivò poi il suo primo lungometraggio (ANIKI-BOBO del 1942) che non fu notato più di tanto. Stesso destino per ATTO DI PRIMAVERA, che restò pressoché anonimo. Solo con la morte di Salazar e la RIVOLUZIONE DEI GAROFANI del 1974 il regista trovò un riconoscimento internazionale.

Insomma Manoel de Oliveira, all'età di 66 anni cominciò la sua vera carriera. E da allora il suo passo da ragazzo in pensione gli fece produrre un film l'anno, vincendo praticamente tutto ciò che un regista europeo può vincere: per ben due volte il Leone d'oro alla carriera a Venezia, la Palma d'oro a Cannes, il Pardo d'onore a Locarno.

Una fama, la sua, certamente legata alla 'tetralogia degli amori frustrat' che realizzò negli anni '70 per approdare al trionfo di FRANCISCA nel 1981. Fu il raffinato LE SOULIER DE SATIN del 1985, sette ore di teatro filmato dal testo di Paul Claudel, a sbalordire tutti alla Mostra di Venezia.

Tra i suoi attori di riferimento, oltre a Leonor Silveira e Luis Miguel Cintra, troviamo Bulle Ogier, Catherine Deneuve, Irene Papas, John Malkovich, Chiara Mastroianni (una sua scoperta) e ancora Michel Piccoli per il quale de Oliveira scrisse dapprima PARTY (1996) e poi RITORNO A CASA (2001) e Marcello Mastroianni che diresse nel 1997 in VIAGGIO ALL'INIZIO DEL MONDO.

Solo l'anno scorso al Lido aveva presentato un delizioso cortometraggio di 19 minuti fuori concorso dal titolo O VELHO DO RESTELO che non è altro che una riflessione sui due capolavori della letteratura iberica, I Lusiadi del portoghese di Luis de Camoes e il 'Don Chisciotte' di Miguel de Cervantes che chiudono il periodo cavalleresco, segnando di fatto la fine della potenza navale spagnola come di quella portoghese.

Indimenticabile infine la lezione tenuta da De Oliveira alla Mostra del cinema di Venezia nel 2008 dopo aver aperto la 65/a edizione con 7 minuti di grande cinema. Ovvero con DO VISIVEL AO INVISIVEL, cortometraggio di una modernità impressionante. Di scena due uomini (uno più anziano e uno più giovane) che si incontrano a San Paolo del Brasile e non fanno altro che complimentarsi tra di loro per questa loro occasionale rimpatriata. Ma non riescono neppure ad esprimere più di tanto questa loro contentezza perché interrotti rispettivamente dalle suonerie dei loro rispettivi telefonini. Cinque minuti buoni di questo strazio finché i due non pensano bene di telefonarsi per poter parlare in pace alla cornetta, anche se sono l'uno di fronte all'altro.

In quell'occasione il maestro aveva detto: "Il futuro è un'incognita, il passato un disastro e il momento attuale fa più paura del passato". E ancora: "Non mi piace la parola pubblico. Le sedie sono pubbliche, le persone sono invece spettatori. E ogni persona è diversa dall'altra, ha le sue uniche impronte digitali. Ora anche se credo che i premi siano stimoli, non amo la competizione con i miei colleghi, perché appunto credo nell'unicità anche degli artisti. Solo nello sport è tutto chiaro riguardo a chi vince, ma non è così per il cinema. In un festival potrebbe vincere uno che può invece non ottenere nulla in un altro".

E in chiusura non aveva dimenticato di scherzare sulla sua età: "Adesso sto solo iniziando la seconda giovinezza. Comunque non sono il più giovane, ma casomai il meno apprezzato".

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SDA-ATS