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La Posta ha avviato una prima discussione con tutti i cantoni sul progetto, annunciato il 26 ottobre, di chiudere entro il 2020 circa 550 dei 1400 uffici tradizionali e di aumentare i vari punti di accesso da 3700 a 4000.

Nei primi colloqui sono state discusse le esigenze regionali, dove entrano in gioco la situazione geografica, i piani direttori o lo sviluppo economico e demografico di una zona.

In un comunicato odierno il gigante giallo afferma che ora terrà conto dei riscontri ottenuti in vista della seconda tornata di colloqui, al termine della quale, verosimilmente a metà anno, stilerà un primo bilancio e fornirà ragguagli sulle fasi successive del processo. "Fino ad allora qualsiasi supposizione sullo sviluppo della rete postale sarà puramente speculativa", sottolinea la nota.

Secondo la Posta "le cartine e le liste (degli uffici in pericolo, ndr) pubblicate nelle scorse settimane dal sindacato syndicom sono pertanto pura speculazione, tesa ad alimentare timori e incertezze. Ciò non è né utile né tanto meno costruttivo".

La Posta assicura che è "decisa ad adottare una procedura trasparente", e che "fornisce costantemente informazioni a livello regionale circa gli sviluppi", esponendo nei dettagli le proprie motivazioni ad autorità e cittadini.

Nei prossimi anni il gigante giallo "proseguirà secondo il ritmo attuale la trasformazione di uffici postali tradizionali nel collaudato formato di agenzia". Nel comunicato odierno dice che eviterà la chiusura di uffici senza sostituzioni e metterà a disposizione soluzioni alternative in ogni caso.

Dal canto suo, il Sindacato dei media e della comunicazione (syndicom) in una nota odierna critica che i colloqui con i cantoni siano avvenuti a porte chiuse. Syndicom afferma poi che l'annunciato dialogo con la popolazione è solo una farsa, dove non c'è l'ombra di trasparenza. Secondo il sindacato, finché la strategia non è chiarita anche a livello politico bisogna fermare lo smantellamento degli uffici.

SDA-ATS

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