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Forse Putin "si ricorda dei suoi trascorsi nel Kgb, ma il Kgb è finito da tempo e la propaganda in stile sovietico appartiene alla storia". Il premier turco Ahmet Davutoglu risponde così alle minacce del leader del Cremlino Vladimir Putin.

Putin due giorni fa ricordando che i russi hanno schierato i loro sistemi antiaerei in Siria, ha lanciato un avvertimento ad Ankara: "Provino ora i turchi a violare lo spazio aereo siriano".

Ironia della sorte, le parole al vetriolo di Davutoglu arrivano esattamente nel giorno in cui la Russia celebra i suoi servizi segreti, eredi del Kgb. E non mettono di certo fine alle scintille tra Mosca e Ankara: in un'intervista mandata in onda proprio oggi dalla tv di Stato russa, Putin si è infatti esibito in un ennesimo affondo contro la Turchia: "Nulla è eterno sotto il sole", ha dichiarato, riferendosi al governo di Recep Tayyip Erdogan.

Russia e Turchia restano insomma ai ferri corti anche all'indomani dell'intesa per avviare un processo di pace in Siria. Anzi, è stato proprio ieri che la Nato ha dato il via libera all'invio di aerei radar, caccia e navi nel Mediterraneo orientale per incrementare la difesa della Turchia "in considerazione della situazione instabile della regione".

Dietro il braccio di ferro tra lo 'zar' e il 'sultanò ci sono le posizioni divergenti sul futuro di Damasco e l'abbattimento di un bombardiere russo da parte degli F-16 di Ankara sul confine turco-siriano: un episodio questo che secondo l'uomo forte di Mosca potrebbe essere dovuto alla volontà del governo turco di "leccare gli americani in un certo posto", magari in cambio del permesso di occupare parte dell'Iraq.

"Non possiamo prendere seriamente" Putin perché "ogni cosa che dice è accolta nel mondo con sarcasmo", ha replicato il premier Davutoglu. Intanto però, per ridurre le tensioni con Mosca e Baghdad, il presidente americano Barack Obama ha chiamato al telefono Erdogan esortandolo a ritirare le sue truppe dal nord dell'Iraq.

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SDA-ATS