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Secondo il Consiglio federale in futuro in caso di controversie relative agli accordi bilaterali dovrebbe esprimersi la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE), ma il suo parere non dovrebbe essere vincolante. Un ruolo criticato dal presidente della CGUE Vassilios Skouris.

In un'intervista pubblicata oggi dal "Tages-Anzeiger" e dal "Bund" il giudice greco non vuole commentare direttamente la proposta svizzera.

Skouris si esprime chiaramente in merito al carattere vincolante delle decisioni della CGUE: "le decisioni sono caratterizzate dal fatto che obbligano le parti che si sono rivolte a una corte", afferma. Altrimenti non avrebbero senso. Chi interpella un tribunale vuole una risposta vincolante per risolvere una diatriba.

Nell'Unione europea le perizie della CGUE sono vincolanti, spiega ancora Skouris. Ciò significa che gli organi dell'UE non potrebbero far entrare in vigore un accordo tra Berna e Bruxelles qualora la Corte ritenesse che esso violi il diritto europeo.

Secondo Skouris il fatto che la CGUE potrebbe assumere un ruolo nella "sorveglianza" dei trattati tra la Svizzera e l'UE non è impensabile. "Accordi in materia di diritto internazionale che vedono coinvolta l'UE vengono da sempre valutati da noi senza che ciò abbia mai dato fastidio a qualcuno", spiega.

Per il giudice greco, infine, la questione dell'indipendenza non si pone: "la CGUE è indipendente e vincolata solo al diritto, come già dimostrato spesso in passato". In Svizzera ambienti conservatori temono che ricorrere alla CGUE potrebbe essere svantaggioso per Berna. Tra le alternative proposte vi è il coinvolgimento di istituzioni esistenti dell'Associazione europea di libero scambio (AELS)/Spazio economico europeo (SEE).

Da tempo l'UE insiste sul fatto che in caso di controversie gli accordi bilaterali con la Svizzera vengano esaminate da una corte indipendente.

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SDA-ATS