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La Svizzera dovrebbe rafforzare i controlli alle sue frontiere, come fanno i Paesi vicini. È questa la richiesta del presidente del PLR Philipp Müller in un'intervista alla NZZ am Sonntag.

Müller teme che, altrimenti, la Confederazione diventi un polo d'attrazione per i rifugiati.

Il presidente dei liberali-radicali svizzeri afferma di preferire una soluzione europea alla crisi migratoria. Ma dubita che ciò possa avvenire rapidamente. "Dobbiamo quindi adattarci alla realtà e rafforzare massicciamente i controlli alle nostre frontiere", sottolinea Müller.

Visto che i Paesi europei si ripassano la patata bollente, la Svizzera non può restare passiva e diventare il Paese con meno controlli ai confini. L'aumento dei controlli avrebbe un effetto dissuasivo sia sui passatori che sulle persone che non hanno bisogno di protezione.

Per poter adempiere questa missione, il presidente del PLR auspica un aumento del personale delle guardie di confine e del Servizio delle attività informative della Confederazione. Da tempo, Müller rivendica circa 200-300 guardie di confine supplementari, senza che ciò generi un incremento dei costi. L'amministrazione dovrebbe risparmiare altrove. "La sicurezza è un compito prioritario dello Stato", rileva Müller.

Il consigliere nazionale argoviese non concorda con l'UDC, quando questo partito afferma che l'accordo di Schengen/Dublino è fallito. Grazie a Schengen, non vi sono controlli rigorosi per gli 1,3 milioni di passaggi di frontiera quotidiani. Ma l'accordo consente controlli delle persone se la sicurezza interiore è minacciata. "È esattamente quanto sta facendo attualmente la Germania, che applica l'accordo", aggiunge Müller.

Il presidente dei liberali-radicali critica inoltre le proposte da lui definite "semplicistiche" dei democentristi, i cui effetti sono dubbi. A suo avviso, una moratoria sull'asilo non scoraggia alcun rifugiato. Per contro, le procedure accelerate possono migliorare la situazione. Per coloro che fuggono dalla guerra, il consigliere nazionale argoviese ribadisce la sua proposta di creare uno statuto speciale di protezione.

800 soldati pronti ad intervenire

Dal canto suo, il ministro della difesa Ueli Maurer non esclude un intervento dell'esercito per sostenere il Corpo delle guardie di confine. "Come si è visto negli ultimi giorni, i flussi migratori in Europa possono cambiare nel giro di poche ore", ha dichiarato il consigliere federale dell'UDC in un'intervista alla Zentralschweiz am Sonntag.

"Si può aumentare la densità dei controlli alle frontiere, se si ricorre all'esercito", ha affermato Maurer. Circa 800 uomini sono pronti a essere inviati ai confini elvetici. Ma il consigliere federale ritiene "illusorio" un controllo sistematico delle frontiere come richiesto dall'UDC, anche in caso di sostegno dell'esercito.

Un soldato può aiutare, ma non sostituire le guardie di confine. L'esercito potrebbe contribuire agli interrogatori dei passanti, ha spiegato Maurer. L'esercizio Conex 15 ha appena dimostrato che la formazione per tali interventi dura al massimo tre giorni.

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SDA-ATS