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L'aumento dell'età pensionabile delle donne non sarebbe percepito negativamente dagli svizzeri (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/GAETAN BALLY

(sda-ats)

L'innalzamento dell'età pensionabile delle donne da 64 a 65 anni non sembra rappresentare un ostacolo per l'accettazione in votazione popolare del progetto Previdenza per la vecchiaia 2020. È la conclusione di uno studio realizzato dall'università di Zurigo.

Più rischiosa invece è l'introduzione all'interno della riforma - approvata oggi in Parlamento - della riduzione dal 6,8 al 6% del tasso di conversione (l'indice che determina l'ammontare delle rendite), osteggiata soprattutto dagli elettori dell'UDC e del PS.

La ricerca, effettuata tra aprile e agosto 2016 interrogando circa 2000 persone, è stata condotta dalla professoressa e politologa Silja Häusermann.

L'aumento dell'età pensionabile delle donne non sarebbe percepito negativamente dagli svizzeri: al contrario viene visto come uno degli atout del progetto, fatta eccezione proprio per le persone di sesso femminile. Ciò vale per l'elettorato di tutti i partiti, tolto quello di UDC e Verdi.

Un altro punto a favore del progetto di legge è rappresentato dal supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS nel Primo Pilastro. Questo provvedimento è particolarmente apprezzato da romandi, socialisti e pensionati.

Infine, anche l'incremento dell'IVA di 0,6 punti sembra riscuotere successo tra gli svizzeri, in particolar modo fra i sostenitori di UDC, PBD e Verdi.

SDA-ATS

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