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L'ex primo ministro Manuel Valls

KEYSTONE/AP/MICHEL SPINGLER

(sda-ats)

Con quasi due mesi di ritardo sulla destra, un po' di improvvisazione e una mobilitazione che si preannuncia nettamente inferiore, parte oggi - con il primo di tre dibattiti tv in una settimana - la battaglia delle primarie della gauche francese.

Urne aperte per la sinistra il 22 e il 29 gennaio per scegliere il candidato alle presidenziali.

A sfidare Manuel Valls, l'ex premier con piglio autoritario al governo, ma ancora incerto in campagna elettorale, ci sono concorrenti agguerriti, a cominciare dal rivale di sempre, l'ex ministro dell'Economia Arnaud Montebourg.

Anche se manca ogni riferimento statistico possibile per avere sondaggi affidabili, le previsioni dicono che fra i sette candidati Valls dovrebbe farcela a passare il primo turno. E nel ballottaggio potrebbe vedersela proprio con Montebourg, in un duello finale fra la destra e la sinistra di un Partito socialista lacerato.

Ci ha pensato l'aggressiva sindaca di Parigi, Anne Hidalgo - che pensa in modo sempre più evidente a una sua candidatura all'Eliseo nel 2022 - ad aprire le ostilità in questa prima giornata di confronto. Ha parlato di "enorme spreco" per come è stato condotto questo quinquennio di sinistra al potere. Ed ha accusato esplicitamente il presidente François Hollande, il primo ministro Manuel Valls e Emmanuel Macron, che però fa corsa a sé e non prende parte alla sfida delle primarie.

Manuel Valls è sceso in campo molto tardi, soltanto un mese fa. Ha dovuto aspettare che Hollande annunciasse la sua rinuncia, perché non si sarebbe presentato da premier contro il capo dello stato.

Il Valls dal piglio autoritario e deciso non è lo stesso che fatica a convincere nei comizi di queste settimane, soprattutto quando cerca di spiegare perché ciò che predica da candidato è spesso il contrario di quello che faceva da capo del governo.

L'esempio più lampante, che gli ha attirato lazzi e critiche, è stato il ricorso alla decretazione d'urgenza per far passare le leggi: lo ha fatto tante volte, soprattutto con l'indigesta riforma del lavoro El Khomri, ma adesso assicura di essere contrario a tale pratica.

Da candidato, Valls non raduna folle oceaniche: 300 persone martedì sera a Clermont-Ferrand, dove ce n'erano 2.000 il sabato precedente per Emmanuel Macron. Gli analisti dicono che più elettori di gauche andranno alle urne, più Valls rischierà di non arrivare al ballottaggio: la gente di gauche è scontenta e decisa a punire i protagonisti di questi ultimi cinque anni. Se non si supererà il milione di votanti, saranno più influenti le cerchie centrali e locali del partito, dove - al contrario - Valls è molto forte.

Ma chi sarà il suo avversario? Le previsioni dicono Montebourg, l'uomo dalle ricette radicali di sinistra, che ha lasciato la poltrona di ministro perché in disaccordo con Hollande e Valls, fra l'altro sull'allineamento con Bruxelles.

La protesta confluirà soprattutto su di lui, ma negli ultimi giorni si è fatto largo Benoit Hamon, leader dell'ala sinistra PS, uno dei capi della "fronda" al governo. Ha avuto il merito di lanciare con più incisività il dibattito sul cosiddetto "reddito universale", un'entrata minima per le fasce più povere.

Strada in salita per Vincent Peillon, l'altro candidato socialista, schierato in campo soprattutto come "hollandiano" di provata fede. Completano il quadro Sylvia Pinel (Partito radicale di sinistra), François de Rugy (Partito ecologista) e Jean-Luc Bennahmias (Democratici e ecologisti).

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SDA-ATS