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A un anno dalle proteste di Gezi Park è stato un 1. maggio di tensione e di scontri in Turchia attorno alle due piazze simbolo della grande rivolta anti-governativa di maggio e giugno 2013, Taksim a Istanbul e Kizilay ad Ankara, blindate e vietate ai cortei della festa del lavoro per decisione del premier Reçep Tayyip Erdogan. Fin dalla mattina presto circa 40mila agenti antisommossa dispiegati nella megalopoli del Bosforo hanno attaccato con cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e pallottole di gomma le migliaia di manifestanti che si avvicinavano nonostante il divieto all'emblematica piazza Taksim, di cui fa parte Gezi Park.

Gli incidenti sono proseguiti per ore. Centinaia di giovani hanno continuato a confrontarsi con la polizia, lanciando pietre e bottiglie contro gli agenti antisommossa e i blindati "Toma" delle forze di sicurezza, mentre il centro della città era avvolto in nuvole di lacrimogeni.

Scene analoghe si sono registrate ad Ankara, dove 5mila agenti hanno blindato Piazza Kizilay, impedendo con la forza ai manifestanti di avvicinarsi.

Solo ad Istanbul ci sono stati 90 feriti, per lo più leggeri, e oltre 140 arresti, secondo l'ufficio del governatore.

Sindacati di sinistra e partiti di opposizione avevano invitato nei giorni scorsi a sfilare comunque a Taksim e Kizilay sfidando il divieto del governo, invocando i diritti garantiti dalla costituzione.

Dalle grandi proteste di Gezi Park, Erdogan ha vietato ogni manifestazione sulla celebre piazza, reprimendo con la forza ogni tentativo di sfidare il divieto.

Quest'anno il governatore di Istanbul ha giustificato la chiusura della piazza affermando di avere ricevuto dai servizi segreti informative su possibili azioni violente di "gruppi terroristici".

SDA-ATS