Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

"La riapertura del processo Eternit viola i diritti umani". Questa volta lo staff di Stephan Schmidheiny parte subito al contrattacco.

L'imprenditore svizzero non c'è nella maxi aula del Palagiustizia di Torino dove si celebra l'udienza preliminare, ma il suo staff fa sapere a stretto giro come la pensa: "In Piemonte è in corso una caccia alle streghe suscettibile di essere strumentalizzata in chiave politica".

A Schmidheiny, che con l'occasione rilancia il suo programma di indennizzi per le vittime dell'amianto ("finora 1.700 persone hanno accettato 50 milioni di franchi"), i pubblici ministeri Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace stanno addossando la responsabilità di 258 morti provocate dall'amianto lavorato in quattro stabilimenti italiani della multinazionale.

Gli contestano l'omicidio volontario, un'accusa da ergastolo. E la difesa non ci sta: "Non è logico - dice il professor Astolfo Di Amato, che difende l'elvetico insieme al collega Guido Carlo Alleva - pensare che abbia investito nell'azienda 75 miliardi di lire con l'obiettivo di uccidere delle persone. Schmidheiny non è un assassino".

Ma c'è di più. "La Cassazione si è già pronunciata sul caso Eternit dichiarando prescritto il reato di disastro ambientale. E allora siamo al 'ne bis in idem': non si può essere processati due volte per lo stesso fatto. Si sta violando la Convenzione europea dei diritti dell'Uomo".

In procura non la vedono così: qui si procede per singoli casi di morte, alcuni dei quali, assai recenti dal momento che nella sola Casale Monferrato si registrano 60 decessi all'anno, nel primo processo non erano nemmeno contestati. "È stata la stessa Cassazione - spiega Guariniello - a dirci che in quel fascicolo non erano entrati in gioco gli omicidi".

"Speriamo che questa volta il diritto e la giustizia finiscano per coincidere", dice Titti Palazzetti, sindaco di Casale Monferrato, poco prima di entrare in aula per costituire il Comune parte civile.

Casale è la città che ha pagato all'amianto il prezzo più alto e i suoi abitanti cercano di farsi forza. "Siamo giù di corda", afferma Angelo Marinotto, 76 anni, che ha perduto la moglie: "Dopo tanti anni siamo di nuovo qui. E non bisognava arrivare a questo punto".

L'udienza è stata aggiornata a giovedì per permettere alla difesa di esaminare le carte relative alle richieste di costituzione di parte civile: sono una quarantina fra residenti, sindacati, associazioni. I rappresentanti del governo e delle Regioni interessate (Piemonte, Emilia e Campania) non si sono visti.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.









SDA-ATS