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Il pubblico ministero ha chiesto oggi al Tribunale superiore urano di confermare la condanna a 15 anni di carcere che già aveva inflitto nel 2013 a un ex oste di Erstfeld accusato di aver sparato a un cliente e successivamente commissionato l'assassinio della moglie.

Entrambi sono sopravvissuti. Il 47enne ex gestore di un bar di Erstfeld era stato condannato a 10 anni di carcere nel 2012 in primo grado e poi nel 2013 a 15 anni in appello dal Tribunale superiore urano per tentato omicidio intenzionale ai danni del cliente (gli avrebbe sparato fuori dal locale nel gennaio 2010) e per aver commissionato l'assassinio della moglie (gravemente ferita da tre colpi d'arma da fuoco nel novembre del 2010). Lo sparatore, un giovane croato oggi 27enne, era stato condannato a otto anni e mezzo di reclusione.

Lo scorso dicembre, il Tribunale federale (TF) ha annullato in parte la sentenza, confermando in via definitiva solo la condanna per il tentato assassinio della moglie. L'imputato, che ha già passato quattro anni in detenzione preventiva, è così tornato davanti ai giudici di Altdorf lo scorso 19 ottobre.

La vicenda ha avuto parecchi colpi di scena. Lo scorso maggio il giovane sparatore croato aveva sostenuto in una intervista trasmessa dalla rubrica "Rundschau" della tv svizzerotedesca SRF che il tentato omicidio della moglie non era stato ordito dall'oste, ma inscenato dalla donna stessa e dal nuovo partner di quest'ultima, per far finire l'oste in prigione. Quanto ai colpi, non sarebbero stati sparati da lui ma da un altro uomo, un drogato.

Interrogato in aula nel primo giorno del processo, il croato non ha però voluto confermare tali affermazioni: dicendo di avere fatto una brutta esperienza con il tribunale, si è limitato a rinviare a quanto detto al "Rundschau". A un giudice ha risposto di riguardarsi la trasmissione in internet. L'uomo non ha neppure voluto dare il nome dell'asserito altro sparatore.

Oggi l'intervento del procuratore generale urano Thomas Imholz. A suo avviso le bacchettate del Tribunale federale non cambiano nulla alla colpevolezza provata dell'ex oste. In entrambi i tentati omicidi, ha detto, è stata utilizzata la stessa pistola, una Blow Mini, vero "denominatore comune" tra i due delitti.

I rimproveri dei giudici di Losanna, ha rilevato Imholz, riguardano soltanto gli spari al cliente. Secondo il TF una traccia di Dna rilevata su un bossolo non può più essere utilizzata come prova. Inoltre lo stesso TF ha chiesto al tribunale urano di fare il possibile per reinterrogare in aula il cliente in quanto testimone principale a carico. La cosa non è stata possibile: l'uomo è rimasto introvabile e secondo il difensore Linus Jaeggi sarebbe ormai morto.

Diversi altri testimoni hanno però confermato le precedenti asserzioni del cliente, per cui l'ex oste può essere condannato anche senza la suddetta prova del Dna, ha affermato il procuratore. Gli spari, ha rammentato, sono avvenuti durante una lite a causa di un malinteso.

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SDA-ATS