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Produttori di latte chiedono un prezzo migliore (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/GIAN EHRENZELLER

(sda-ats)

L'Unione svizzera dei contadini (USC) e i Produttori svizzeri di latte (PSL) chiedono una migliore remunerazione di quanto da loro fornito.

Dal prossimo primo luglio gli acquirenti dovrebbero pagare il latte al prezzo minimo di riferimento di 65 centesimi al chilo e senza deduzioni ingiustificate.

I 65 cts./kg coprono solo i costi reali medi delle aziende agricole di pianura. Con questa cifra il lavoro della famiglie contadine non è pagato ed esse devono far ricorso alle proprie riserve, ha detto in una conferenza stampa oggi a Berna il vicepresidente dell'USC Hans Frei. E - ha aggiunto - nelle regioni di collina o di montagna la produzione è ancora più cara. Secondo la sua valutazione i produttori dovrebbero ricevere almeno 77 cts/kg di latte. E Le rivendicazioni dell'USC coincidono con quella dei PSL.

Frei ha poi detto che il prezzo a lui pagato da rivenditori e produttori di latticini è di 4 centesimi inferiore a quello di riferimento stabilito dall'Interprofessione latte (IP Latte). Si tratta in concreto di una perdita di 1000 franchi al mese. Però, visti gli investimenti che ha attuato nella produzione di latte, continuare gli costa meno che abbandonare l'attività.

"È inconcepibile che non possiamo generare alcun valore aggiunto a livello di produzione", ha ribadito il presidente dell'USC Markus Ritter. I prezzi variano fortemente in funzione degli acquirenti. Le differenze rispetto al prezzo di riferimento non sono sempre giustificate, ha aggiunto. I compratori applicano "deduzioni radicali" e ingiustificate con il pretesto della forte quotazione del franco, della difesa contro le importazioni e della scomparsa entro il 2020 della cosiddetta "legge sul cioccolato", introdotta nel 1974.

Essa consente alla Confederazione di sostenere l'export di prodotti come biscotti o cioccolato per mantenerli concorrenziali, in modo da compensare il livello elevato del prezzo del latte e dei cereali svizzeri. L'Organizzazione mondiale del commercio (WTO) non la tollera perché ritiene la norma protezionistica.

Secondo Ritter le deduzioni devono essere limitate allo stretto necessario poiché la situazione di mercato è migliorata sia in Svizzera che all'estero. Le quantità di latte della Confederazione sono diminuite del 5% rispetto al 2016, e a livello mondiale i prezzi sono cresciuti: si tratta di milioni di franchi sfuggiti ai produttori elvetici, ha precisato.

Il presidente dell'USC ha affermato che quello del latte è il ramo di produzione più importante dell'agricoltura svizzera, con un valore di circa due miliardi di franchi. "Visto che il prezzo ha un importanza primaria, la disperazione dei contadini è particolarmente grande e diffusa in tutto il Paese", ha notato.

SDA-ATS

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