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Pretendono dalla Svizzera risarcimenti per 750 milioni di dollari: autori della richiesta sono due uomini d'affari turchi che accusano la Confederazione di aver violato un accordo bilaterale con Ankara sulla protezione degli investimenti.

Berna in altri termini avrebbe bloccato e consegnato in modo illegale alla Turchia, e a terzi, conti bancari nelle disponibilità dei due imprenditori, che si definiscono investitori, dopo che in patria nei loro confronti era stato avviato un procedimento penale per frode, riciclaggio e appropriazione indebita.

Il pubblico ministero turco, secondo dichiarazioni odierne dell'Ufficio federale di giustizia (UFG), accusa i due di atti fraudolenti in relazione alla gestione della banca Türkiye Imar Bankasi di Istanbul e di distrazione di fondi appartenenti ai risparmiatori, tra il 1998 e il 2003, per un ammontare di 6,5 miliardi di dollari. Avrebbero poi ottenuto crediti dalla società Motorola e Nokia per circa 2 miliardi di dollari, ma non li avrebbero utilizzati, come convenuto, per la realizzazione di una rete di telefonia mobile in Turchia.

L'UFG precisa in una presa di posizione come dal 2005 in poi la Turchia abbia presentato a Berna varie richieste di assistenza giudiziaria, in cui si invitava la Svizzera a individuare documenti bancari e commerciali, e a bloccare e riconsegnare i relativi averi. Conformemente a queste richieste il Ministero pubblico della Confederazione ha versato nel 2009 al fondo assicurativo turco per la protezione dei depositi dei risparmiatori, così come a Motorola e a Nokia, una somma complessiva di 268 milioni di dollari.

Secondo l'UFG, i due turchi nell'aprile del 2014 hanno inviato alle autorità svizzere una "notifica dell'esistenza di una controversia" in relazione all'accordo bilaterale sulla protezione degli investimenti del 1988: la Svizzera, sbloccando i fondi senza una sentenza di colpevolezza turca, avrebbe violato l'accordo in più punti. Da qui la richiesta di risarcimenti.

L'intesa bilaterale con la Turchia prevede peraltro una clausola che consente alla presunta parte lesa di rivolgersi a un tribunale arbitrale, l'International Centre for Settlement of Investment Disputes (ICSID), con sede a Washington. La Svizzera respinge in blocco i rimproveri formulati, così come qualsiasi intesa consensuale, afferma l'UFG, sottolineando che i due richiedenti hanno già avviato procedure d'arbitrato contro altri Stati e non hanno mai ottenuto soddisfazione.

Nella situazione attuale sono ipotizzabili vari scenari, per cui sono necessari lavori preparatori, anche nel caso in cui non venga inoltrata una denuncia. L'UFG ha quindi istituito un'apposita unità e si è messa alla ricerca di uno studio legale specializzato attraverso una gara pubblica, i cui risultati potrebbero essere annunciati già questa settimana. È la prima volta che la Svizzera si trova implicata in una procedura concernente la protezione degli investimenti. (atsi)

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SDA-ATS