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Il Ticino sarà il punto di partenza della lotta contro il dumping salariale, la sostituzione della manodopera residente e l'afflusso di frontalieri che intende condurre il Partito socialista.

Il "piano d'azione Ticino" elaborato dal partito prevede diverse misure fra cui il divieto di pagare salari in euro, migliore protezione dai licenziamenti, l'introduzione immediata di salari minimi e una tassa per le imprese che assumono all'estero.

L'idea è partita dalla consigliera nazionale Marina Carobbio, vicepresidente del partito. "Dobbiamo agire per fermare il dumping e l'erosione del potere d'acquisto", ha dichiarato a "le Matin Dimanche". Quello che succede in Ticino è un campanello d'allarme per tutto il paese, ha spiegato la parlamentare: i frontalieri, meno pagati, sostituiscono sempre più spesso i dipendenti residenti.

Il "piano d'azione Ticino" prevede il divieto di versare salari in euro su tutto il territorio nazionale e di migliorare la protezione dai licenziamenti in particolare per le persone dai 50 anni in su. il PS propone anche multe dai 30'000 ai 50'000 franchi per le imprese che licenziano residenti per assumere frontalieri. Per le grandi società, la sanzione potrà essere anche più severa e fissata in funzione degli utili, ha precisato Marina Carobbio.

I socialisti chiedono inoltre l'introduzione immediata di salari minimi, accettati in votazione cantonale dai ticinesi il 14 giugno, e più ispettori per verificarne il rispetto nelle imprese.

Per frenare la sostituzione della manodopera residente e scoraggiare l'assunzione di frontalieri, il piano d'azione ripropone l'idea di una tassa sulla manodopera straniera, contenta in una mozione presentata nel giugno 2013 dalla stessa Carobbio.

Il PS propone anche di abolire il divieto di lavorare per i rifugiati. La Svizzera dispone di un sistema di accoglienza che funzione e di sufficienti possibilità di alloggio, affermano i socialisti. Bisogna però integrare i rifugiati che sono in Svizzera permettendo loro di trovarsi un impiego.

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SDA-ATS