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Dopo una settimana di sciopero della fame, sono peggiorate le condizioni di salute della Pussy Riot Nadejda Tolokonnikova che oggi è stata ricoverata in ospedale. Due giorni fa, l'attivista, condannata a due anni di carcere insieme con le altre due componenti della band per aver eseguito una "preghiera punk" anti-Putin nella cattedrale di Mosca, era stata trasferita nell'infermeria della prigione e le sue condizioni di salute erano state definite "pessime".

Oggi il ricovero nell'ospedale n. 21 nel villaggio di Barashevo, vicino ma fuori dal campo di lavoro. Il marito, Piotr Verzilov, ha dichiarato ai media di essersi precipitato fuori dall'istituto nella speranza di poter incontrare i medici e la moglie ma non ha ancora avuto alcuna notizia.

Tolokonnikova, 23 anni, sposata e madre di una bimba di 5 anni, è detenuta nel campo di lavoro femminile n.14 in Mordovia, 600 km a est di Mosca. La sua pena finisce nel marzo 2014.

Lunedì ha cominciato uno sciopero della fame denunciando in una lettera pubblicata dai media russi presunte minacce di morte da parte del vicecapo del carcere. Aveva inoltre riferito di insostenibili condizioni di lavoro nel reparto di abbigliamento dove è impiegata e di un clima psicologico insopportabile nel luogo di detenzione, con minacce di violenza fisica da parte di altre detenute.

Dopo la denuncia, Nadejda era stata trasferita in una cella "più sicura", ma in una dichiarazione diffusa dal marito la giovane si era lamentata che là la temperatura è fredda (12-14 gradi), l'acqua per lavarsi anche, la luce è fioca.

Quanto alle altre componenti della band, Yekaterina Samutsevich è già stata scarcerata, mentre Maria Aliokhina sta aspettando il riesame della domanda di commutazione degli ultimi mesi di pena rinviato al 18 ottobre.

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SDA-ATS