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Il presidente russo Vladimir Putin, sinistra, e il premier ungherese Viktor Orban.

KEYSTONE/AP/ALEXANDER ZEMLIANICHENKO

(sda-ats)

Vladimir Putin vola da Viktor Orban, l'autocrate di Budapest, per discutere di cooperazione bilaterale tra Russia e Ungheria.

Il presidente russo sfrutta poi il palco offerto dalla conferenza stampa congiunta per strigliare l'Ucraina, colpevole, a suo dire, di aver fomentato l'escalation degli ultimi giorni nel Donbass. "Kiev - sostiene il leader del Cremlino - sta cercando di estorcere denaro a Usa e Unione Europea e per farlo deve apparire nei panni della vittima".

La visita a Budapest era da tempo nell'agenda del presidente russo ma di fatto diventa il primo incontro con un leader Ue dall'elezione di Donald Trump. Una coincidenza che certamente non dispiace né a Putin né tanto meno a Orban, che è stato uno dei primi a fare le congratulazioni a The Donald.

"Gli ho detto che manco da tempo alla Casa Bianca poiché sono stato trattato come una pecora nera", ha raccontato Orban. Alla battuta Trump a quanto pare avrebbe risposto con un'altra battuta: "anche io". Il feeling insomma è buono e questa volta, a Budapest, sono certi di non cadere nelle ire di Washington a causa delle aperture a Putin, che Orban considera in qualche modo un modello.

Largo dunque a una maggiore cooperazione economica, soprattutto nel campo dell'energia, con il via libera da parte di Orban al controverso progetto di raddoppio della centrale nucleare di Paks, finito nel mirino della Commissione Ue, e all'ingresso di Budapest nella complessa partita delle rotte di approvvigionamento del gas russo in Europa.

Putin ha infatti garantito a Budapest la fornitura di oro blu anche dopo il 2021, quando scadono i contratti, e il possibile 'allacciamento' a Nord Stream e/o Turkish Stream.

Certo, l'asse Mosca-Budapest passa anche dall'euroscetticismo largamente sbandierato da Orban, che in quanto capofila del cosiddetto gruppo di Visegrad rema contro a diversi dossier chiave in discussione a Bruxelles, primo fra tutti quello della ridistribuzione dei migranti nella Ue.

L'uomo forte di Budapest è stato non a caso fra i primi a erigere muri a difesa delle frontiere contro i disperati in fuga dalle guerre in Medioriente - opzione che ora fa naturalmente il paio con la Grande Muraglia messicana annunciata da Trump.

Putin e Orban, a proposito, si sono detti concordi nella necessità di risolvere politicamente la crisi siriana così da rendere "più facile" pure quella dei migranti che ha investito l'Europa.

"Vogliamo rafforzare i rapporti con la Russia malgrado le circostanze internazionali difficili", ha detto non a caso Orban. "Nell'Ue c'è un'atmosfera ostile verso la Russia, l'Ungheria ha perso milioni di dollari per le mancate esportazioni a causa delle sanzioni: noi siamo contro la politica delle sanzioni, inadatte a risolvere il conflitto" in Ucraina.

Entrambi i leader hanno poi recitato il solito mantra della necessità di "attuare gli accordi di Minsk". Putin però ha attaccato frontalmente Kiev accusando le autorità ucraine di aver parteggiato per Clinton durante la campagna elettorale - "alcuni oligarchi hanno persino finanziato la sua campagna" - e di ritrovarsi costrette ora a trovare il modo per stabilire un contatto con Trump. Come? Per Putin c'è un solo modo: trascinare il neo-presidente Usa nel conflitto.

SDA-ATS

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