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Una statua di Vladimir Lenin a San Pietroburgo.

KEYSTONE/AP/DMITRY LOVETSKY

(sda-ats)

Il 18 marzo 1917, qualche giorno prima di partire da Zurigo per la Russia in un convoglio che si disse blindato, dove lo attendeva la Rivoluzione d'Ottobre, Lenin tenne una conferenza a La Chaux-de-Fonds (NE).

Non vi è traccia scritta delle sue parole, ma qualcosa viene ricostruito.

La conferenza venne tenuta in tedesco, dal titolo: "La rivoluzione russa seguirà il cammino della Comune di Parigi?". Il 27 dello stesso mese Lenin ne tenne un'altra a Zurigo, da dove il 9 aprile partì per il regno prossimo allo sfacelo dello Zar.

A quarant'anni dal discorso a La Chaux-de-Fonds, il 10 aprile 1957 il giornale L'Impartial pubblicò un articolo, da cui emergeva che Lenin abbia passato la notte seguente nella cittadina neocastellana. "Il momento era cruciale: Lenin era appena stato avvertito che lo zar (il giovedì precedente) aveva abdicato ed era in attesa da un momento all'altro di notizie dalla Russia", scriveva il giornale.

Interrogato dall'ats, lo storico Jean-François Fayet ricorda che la partenza di Lenin dalla Svizzera avvenne da Zurigo, poi Sciaffusa, e una volta varcata la frontiera, insieme ai suoi accompagnatori, salì su un vagone tedesco, che non era piombato ma disponeva di uno statuto di extraterritorialità.

Secondo il bibliotecario in pensione Hans-Peter Renk, "Lenin e gli altri militanti che lo accompagnavano non uscirono mai dal treno durante l'attraversamento della Germania", anzi, "pagarono perfino il biglietto per evitare l'accusa di collusione con la Germania". Il viaggio di ritorno in patria della comitiva rivoluzionaria venne organizzato da Fritz Platten, politico e adepto della rivoluzione armata, proprio come preconizzato da Lenin.

La Svizzera occupa un posto importante in questa azione rivoluzionaria. Lenin aveva vissuto a Ginevra - due targhe commemorative si trovano sull'allora suo domicilio - a Berna, Zurigo, Losanna, e aveva visitato in particolare Basilea e La Chaux-de-Fonds. Come tutti i bolscevichi, era membro del Partito socialdemocratico svizzero.

"Durante le settimane che precedettero la sua partenza - scrive Fayet - le osservazioni di Lenin non lasciano alcun dubbio sulla sua rassegnazione nei riguardi dei dirigenti di partito svizzeri che non volevano saperne di imparare come si organizza un partito rivoluzionario".

Lenin non è stato il solo russo a rifugiarsi in Svizzera alla fine del XIXmo e agli inizi del XXmo secolo. Da ricordare Bakunin, che seguiva un'altra via socialista all'interno dell'Internazionale operaia e si batteva per la rivoluzione anarchica. Fu a Le Locle - su invito di James Guillaume - e a Saint-Imier. Come ricorda Michel Némitz, dell'associazione "Espace Noir", la risposta di Bakunin al capitalismo voleva essere anti-autoritaria e federalista, al contrario di quella di Marx, che era invece autoritaria e centralista. La scissione tra queste due correnti venne sancita dal contro-congresso del 1872 a Saint-Imier, ricorda Némitz. In quella occasione venne fondata l'Internazionale anti-autoritaria.

"Lenin, padre della dittatura del proletariato, non provava grande simpatia per l'anarchia", aggiunge lo storico ed esperto proprio del movimento anarchico, che invece ebbe un ruolo niente affatto secondario nella rivoluzione russa. "E' stato il popolo, sono stati i soviet a fare la rivoluzione e non il solo Lenin", tiene a precisare Némitz.

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SDA-ATS