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Le centrali nucleari svizzere hanno globalmente rispettato nel 2015 i valori limite riguardanti il rilascio di sostanze radioattive. Lo constata l'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) nel suo rapporto annuale.

Solo quella di Mühleberg (BE) ha superato del 10% nelle emissioni liquide l'obiettivo di un gigabecquerel all'anno, a causa dello svuotamento di un serbatoio d'acqua.

Secondo l'organo di vigilanza gli impianti atomici elvetici si preoccupano in modo coerente della protezione contro le emissioni di radioattività.

Il deposito intermedio (Zwilag) di scorie radioattive di Würenlingen (AG) ha stabilizzato il livello delle sue emissioni, che erano aumentate nei due anni precedenti. Dal canto suo, l'Istituto Paul Scherrer (PSI), situato sulle due sponde dell'Aare nei comuni argoviesi di Villigen e Würenlingen, è riuscito a invertire la tendenza al rialzo manifestatasi nel 2013 e nel 2014.

Le sostanze radioattive emesse dalle centrali nucleari sono rimaste sotto la soglia di 0,01 millisievert (mSv) annuali nelle immediate vicinanze dei reattori. L'IFSN rileva che la dose risultante da applicazioni mediche (radiodiagnosi) è di circa 100 volte superiore, situandosi a 1,2 mSv all'anno per persona.

La dose individuale media annuale delle persone esposte alle radiazioni nel loro lavoro è rimasta a quota 0,06 mSv. A titolo di paragone, la dose di irradiazione media annuale della popolazione svizzera è di 5,5 mSv, nota ancora l'Ispettorato.

La dose individuale massima è stata di quasi gli 11 mSv nel 2015. Anche l'anno scorso non è stato dunque segnalato alcun superamento del valore limite annuale di 20 mSv. Le dosi collettive si situano all'incirca allo stesso livello degli anni precedenti, salvo che alla centrale di Leibstadt (AG) dove è continuata la tendenza ad un aumento.

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SDA-ATS