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Casi di discriminazione razziale in aumento nei luoghi pubblici (foto simbolica)

Keystone/SALVATORE DI NOLFI

(sda-ats)

Aumentano i casi di discriminazione razziale nei luoghi pubblici, sui posti di lavoro e nelle scuole. Lo ha costatato l'anno scorso la "Rete di consulenza per le vittime di razzismo". Inoltre, sempre più persone sono insultate e minacciate.

Nel 2016, i 26 consultori hanno rilevato 199 casi di discriminazione di tipo razziale contro i 239 dell'anno precedente. Oltre un caso su due è avvenuto in luoghi pubblici, sui posti di lavoro e in una struttura di formazione scolastica.

Questi dati sono contenuti nel rapporto annuale della "Rete di consulenza per le vittime di razzismo" pubblicati oggi dal domenicale "SonntagsBlick" e a disposizione anche dell'agenzia ats.

Comunque, secondo il rapporto queste cifre non sono "esaustive". Molti casi non vengono denunciati perché le vittime ritengono che non serva a niente, scrive nell'introduzione Martine Brunschwig Graf, presidente della Commissione federale contro il razzismo (CFR).

Come nell'anno precedente, il motivo più citato di discriminazione è la xenofobia (94 casi), segue il razzismo nei confronti dei neri (70) e l'ostilità antimusulmana e verso le persone prevenienti da paesi arabi (48). Sei casi riguardavano ebrei.

La maggior parte di questi eventi recensiti ha interessato persone originarie dell'Africa, anche se in Svizzera rappresentano solo una piccola parte della popolazione.

Dall'anno scorso nel rapporto vi è anche la rubrica profiling etnico. Vale a dire polizia o guardie di confine sospettano persone in base al colore della pelle. Vengono segnalati 12 casi.

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SDA-ATS