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No a un reddito di base incondizionato, sì invece a un impiego incondizionato, vale a dire a un posto di lavoro garantito per tutti: è l'opinione dell'ex vicepresidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Jean-Pierre Danthine.

"Tutti hanno diritto a un impiego: e se il settore privato non è in grado di metterlo a disposizione è lo stato che dovrebbe incaricarsene", afferma Danthine in un'intervista pubblicata oggi da Le Temps.

Certo un sistema di tal tipo avrebbe dei costi: ma avanzare riflessioni in questa direzione, assieme al settore privato, appare assai più produttivo che discutere sull'iniziativa popolare per un reddito incondizionato in votazione il 5 giugno, sostiene lo specialista di politica monetaria.

Per il 66enne sarebbe assurdo che lo stato versasse dei contributi senza chiedere nulla in cambio. Certo Danthine ammette che vi è qualcosa di sgradevole nell'idea di costringere le persone a lavorare: "mia madre, che ha vissuto la guerra, direbbe che è il ritorno al lavoro forzato praticato dai nazisti".

Ma secondo l'ex esponente della BNS - che ha lasciato la funzione nove mesi or sono - il sistema potrebbe essere concepito e percepito in modo positivo. "Per la maggior parte dei cittadini avrebbe più valore ricevere un salario per una prestazione effettuata piuttosto che un contributo a cui tutti hanno diritto".

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SDA-ATS