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Referendum contro legge anti-terrorismo

I vertici delle sezioni giovanili dei partiti ed esponenti di alcune organizzazioni hanno lanciato oggi a Berna il referendum sulla legge contro il terrorismo KEYSTONE/ANTHONY ANEX sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 07 ottobre 2020 - 14:34
(Keystone-ATS)

Sarà referendum sulla Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT), approvata nel corso della Sessione autunnale alle Camere federali.

Un comitato formato principalmente da esponenti di partiti e organizzazioni di sinistra ritiene che le misure nei confronti di individui potenzialmente pericolosi residenti in Svizzera rappresentino "un attacco frontale allo Stato di diritto".

Il lancio del referendum è stato annunciato oggi in conferenza stampa a Berna da alcune sezioni giovanili dei partiti, tra cui Giovani Verdi Liberali, Giovani Verdi, Gioventù Socialista (GISO), nonché il Partito Pirata e l'associazione di hacker Chaos Computer Club Switzerland (CCC-CH). Secondo essi, le misure di polizia previste nei confronti di potenziali terroristi limitano in modo grave i diritti fondamentali e le libertà di ogni individuo.

Per essere considerato un terrorista, non sarebbe più necessario pianificare o compiere un atto di terrorismo, ha dichiarato Tobias Vögeli, co-presidente dei Giovani Verdi Liberali. Sarà per esempio possibile obbligare un sospetto a presentarsi a un posto di polizia a determinati orari, vietargli di lasciare il Paese confiscandogli il passaporto, confinarlo in un perimetro determinato o proibirgli l'accesso a un luogo o il contatto con talune persone. Ciò, avvertono i contrari alla nuova legge, solo sulla base di un sospetto.

Secondo Jorgo Ananiadis, co-presidente del Partito Pirata svizzero, "la formulazione assurdamente vaga della legge" significa che praticamente qualsiasi cittadino finora irreprensibile potrebbe potenzialmente diventare una minaccia terroristica. Secondo i referendari la formulazione del disegno di legge non offre sufficienti garanzie giuridiche.

In alcuni casi, ma solamente nei confronti di persone particolarmente pericolose, è prevista la possibilità di pronunciare un divieto di lasciare un immobile ("arresti domiciliari"). Tali provvedimenti possono essere imposti senza un concreto reato penale, ma semplicemente sulla base di una valutazione, ha criticato Nicola Siegrist, co-presidente della GISO, secondo cui le misure vanno oltre la prevenzione.

La polizia avrebbe la possibilità di decidere in modo indipendente su misure che normalmente richiederebbero l'intervento da parte delle autorità giudiziarie, ha detto dal canto suo Ana Martins, co-presidente dei Giovani Verdi Liberali.

Viola i diritti umani

Numerose critiche da parte dei contrari alla nuova legge riguardano il giro di vite nei confronti degli adolescenti: a partire dai quindici anni i sospetti potrebbero infatti essere posti agli arresti domiciliari e si potrebbero inoltre imporre misure nei confronti di bambini a partire dai 12 anni.

La legge, ribadiscono i giovani politici, viola la Dichiarazione universale dei diritti umani - in materia di libertà e sicurezza - e la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia dell'Onu.

Circa tre settimane fa il relatore speciale dell'Onu contro la tortura - l'elvetico Nils Melzer - e altri quattro esperti indipendenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani avevano stabilito che la nuova legge contro il terrorismo violava i diritti umani. Secondo essi si tratterebbe di un pericoloso precedente per la repressione dell'opposizione politica in tutto il mondo.

Durante la sessione autunnale, l'Assemblea federale aveva concordato misure di polizia per la lotta al terrorismo. Inoltre, è stata introdotta una nuova norma nel disegno di legge che traspone nel diritto elvetico le prescrizioni incluse nella Convenzione del Consiglio d'Europa. Essa punisce il reclutamento, l'addestramento e i viaggi a fini terroristici, incluse le relative operazioni di finanziamento. Attualmente non è in corso alcun referendum contro questa proposta.

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