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Si vota per il referendum separatista nelle regioni russofone di Donetsk e Lugansk, nel sud-est dell'Ucraina teatro di aspri scontri tra le truppe fedeli a Kiev e gli insorti filorussi. Il referendum - che il ministero degli Esteri ucraino ha definito "una farsa criminale" - starebbe registrando un'elevata affluenza stando ai ribelli pro-Mosca che lo hanno organizzato. Nella regione di Donetsk, fa sapere il presidente della commissione elettorale centrale dell'autoproclamata Repubblica di Donetsk, Roman Liaghin, alle 12 avrebbe già votato il 32,7% degli aventi diritto. Nella regione di Lugansk, stando al presidente della commissione elettorale centrale locale, Aleksandr Malikhin, la partecipazione al voto alla stessa ora sarebbe stata addirittura del 65%.

Si tratta comunque di notizie difficilmente verificabili, e i giornalisti stranieri sul posto raccontano di diversi casi di persone che hanno votato più volte o che hanno apposto la loro crocetta sulla scheda elettorale al posto di altri semplicemente mostrando un documento di chi li ha delegati.

In Ucraina orientale si continua comunque a combattere, e forti esplosioni sono state udite nella notte a Sloviansk, roccaforte dei pro-russi, dove - secondo i media locali - gli insorti avrebbero attaccato una torre di trasmissione televisiva senza però riuscire a strapparla alle truppe fedeli a Kiev.

Intanto l'influente oligarca Rinat Akhmetov - l'uomo più ricco d'Ucraina e uno degli ex finanziatori dell'ex partito del deposto presidente Viktor Ianukovich - in una nota della sua compagnia Metinvest ha condannato le violenze nell'est del Paese e ha invitato Kiev a "riconoscere gli errori fatti a Mariupol e in altre città del Donbass, a ritirare le truppe e a cominciare un dialogo con i cittadini" per trovare "delle decisioni politiche di compromesso" e "ridurre le tensioni sociali".

SDA-ATS