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Regali per pilotare appalti, bufera su sanità Piemonte

La Mole Antonelliana svetta sui tetti di Torino KEYSTONE/AP/ANDREW MEDICHINI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 05 giugno 2020 - 19:45
(Keystone-ATS)

Denaro, gioielli, oggetti preziosi, favori. Chi voleva aggiudicarsi qualche appalto nella sanità piemontese non doveva far altro che aprire il portafogli.

Bastava pagare le persone giuste e, come per magia, il capitolato di gara diventava una specie di abito su misura per la propria azienda. Servono camici di quel tipo? Guarda caso, sono quelli che vendiamo noi.

Ha tutta l'aria di essere molto profondo il pentolone scoperchiato dalla guardia di finanza, da Torino, nel corso di una vasta indagine sfociata in 19 avvisi di garanzia e in una trentina di perquisizioni in ospedali, Asl (Azienda sanitaria locale), società e abitazioni private. I conti correnti di un indagato torinese, inoltre, sono stati congelati.

"È emerso un malcostume diffuso", dice il generale Guido Mario Geremia, comandante provinciale delle Fiamme Gialle. L'assessore regionale alla sanità, Luigi Icardi, alla luce dei primi esiti del lavoro dei militari afferma che "ci vogliono più anticorpi contro la corruzione".

Si parla comunque di scenari risalenti a prima del Coronavirus. Gli acquisti per l'emergenza sanitaria (dalla fine di febbraio in avanti) sono l'argomento di altri accertamenti: i finanzieri, su indicazione della procura, si sono mossi anche su questo fronte, cominciando a prelevare carte su carte.

Qui la questione è completamente diversa: per giocare la partita con il Covid, e procurarsi il materiale necessario, la Regione ha bloccato il regime degli appalti passando alla trattativa diretta. Incarichi e commesse sono stati gestiti da Scr (la società di committenza regionale) e dall'Asl 3 perché l'Unità di crisi si è avvalsa - come risulta da una delibera regionale del 22 febbraio - dell'ufficio acquisti dell'azienda sanitaria.

Nel capitolo sulla turbativa d'asta risultano indagati dieci dipendenti pubblici nel settore sanità (molti sono infermieri che hanno fatto parte di commissioni tecniche) e nove rappresentanti di varie imprese. Sono interessate cinque società tra cui la veronese Hartmann, multinazionale leader nella fornitura di apparecchiature mediche, e una ditta modenese.

Tre invece, gli appalti su cui per ora gli investigatori sono convinti di avere raccolto indizi sufficienti: due casi riguardano la fornitura di camici in ospedali di Torino, uno gli infusori chemioterapici in un presidio sanitari di Alessandria, la cui Asl si dichiara però estranea all'inchiesta.

Ma ce ne sono ancora altri. A Novara, per esempio, è finita sotto la lente una gara non ancora aggiudicata: in una nota l'azienda ospedaliero-universitaria informa di avere "collaborato alle indagini avendo la massima fiducia nella magistratura inquirente".

L'interesse della Guardia di finanza era scattato alla fine del 2019 dopo la segnalazione, inoltrata dal Provveditorato della Città della Salute di Torino, di una sospetta vicenda di peculato: conferme a questa ipotesi non ne sono state trovate, ma nel corso degli accertamenti sono spuntate le tracce delle corruzioni.

Con modalità che a quanto sembra sono simili un po' dappertutto: in cambio di qualche regalo i componenti delle commissioni stilavano un capitolato tecnico che favoriva l'azienda. Un fenomeno che la Regione intende combattere: l'assessore regionale Icardi annuncia che "a breve" in Direzione sanità sarà attivato il "settore Anticorruzione e vigilanza".

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