La gioventù della regione di Basilea, a cavallo di Svizzera, Germania e Francia, ha visioni della società analoghe, ma per ambiti come il mercato del lavoro e la formazione presenta gradi di apertura alle realtà straniere di confine molto diverse.

La comprensione reciproca appare inoltre limitata dalle scarse conoscenze della lingua dei vicini.

Questi, in estrema sintesi, i risultati di un'inchiesta voluta dalla Conferenza dell'Alto Reno, presieduta dalla presidente del Consiglio di Stato di Basilea Città, Elisabeth Ackermann (Verdi), e realizzata su mandato di quest'ultima dall'istituto di ricerche di mercato e sociali gfs-zürich. L'indagine ha coinvolto 1400 persone di età compresa tra 18 e 29 anni.

Una netta maggioranza degli interpellati si considera cittadino europeo e ha invece poca affinità identitaria con l'Alto Reno. Sono soprattutto i tedeschi a sentirsi europei (77% degli interrogati), ma anche gli svizzeri (66%) hanno una forte affinità continentale, si legge in un comunicato.

La percezione della libera circolazione delle persone a livello locale è simile nei tre Paesi: mediamente per il 54% dei giovani sollecitati da gfs-zürich è un'"opportunità" e per il 37% è persino una "necessità". Gli svizzeri esprimono un pizzico più di scetticismo dei loro coetanei tedeschi e francesi.

Su mercato del lavoro le visioni però sono molto diverse a seconda del Paese di provenienza: l'88% dei giovani francesi interrogati e il 72% dei tedeschi immaginano di poter lavorare oltre confine; tra i confederati questa quota è solo del 32%.

Gfs-zürich ha ottenuto un risultato analogo in materia di formazioni continua, universitaria e professionale. Solo il 22% degli svizzeri è disposto a svolgere la formazione in un Paese confinante. I francesi, ad esempio, sono il 76%.

La lingua del vicino è padroneggiata male. Svizzeri col francese (29%) e francesi col tedesco (27%) fanno comunque nettamente meglio dei tedeschi con la lingua di Molière (10%). È proprio nell'ambito linguistico che le autorità dell'Alto Reno auspicano provvedimenti: la conoscenza dell'idioma dei vicini è la premessa indispensabile per la cooperazione trinazionale, sostengono unanimi le autorità, citate nella nota.

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