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PRAGA - Prima giornata elettorale nella Repubblica ceca, dove 8,4 milioni di aventi diritto sono chiamati, oggi e domani, a votare per il rinnovo del parlamento. La scelta è seguire le promesse di benefici sociali fatte dalla sinistra, in particolare i socialdemocratici Cssd di Jiri Paroubek, dati in testa in tutti i sondaggi, o gli appelli al rigore economico, pena il rischio di finire come la Grecia, dei conservatori dei Civici Democratici (Ods) di Petr Necas.
I socialdemocratici sono indicati nell'ultimo sondaggio al 26,3% contro il 22,9 dell'Ods, ma per quanto scontata appare una loro vittoria, molto meno potrebbe essere mettere insieme un governo. Nessun partito ha i numeri per governare da solo, neanche il Cssd, che ha difficoltà a trovare alleati. I soli disposti sarebbero i comunisti Kscm (13,1%) ma un governo con loro dentro a soli 20 anni dal crollo del regime nella ex Cecoslovacchia, non sarebbe accettato dai cechi né dal presidente Vaclav Klaus. È possibile quindi che il Cssd resti all'opposizione e che il mandato di governo venga di nuovo affidato all'Ods.
Finora a Praga c'era il governo tecnico del premier Jan Fischer, esperto di statistica, insediatosi a maggio 2009 dopo che quello conservatore di Mirek Topolanek era stato sfiduciato a marzo, in pieno semestre di presidenza dell'Ue, con una mozione in parlamento del Cssd. Fischer ha sempre detto di essere prestato alla politica e voler guidare il governo solo fino al voto.
La campagna elettorale è stata caratterizzata da toni molto aggressivi dei due principali partiti, Cssd e Ods, e da generale scontento dell'opinione pubblica, stufa dei bisticci dei partiti e dei deludenti programmi per affrontare i veri problemi. Il desiderio della gente sarebbe un governo stabile e che Fischer, apprezzato per il suo pragmatismo, restasse in realtà premier.

SDA-ATS