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La sede di Richemont a Ginevra

KEYSTONE/EPA/RICHEMONT / YVES-ANDRE.CH / HANDOUT

(sda-ats)

Inversione di tendenza per Richemont: nel terzo trimestre dell'esercizio 2016/2017 (da ottobre a dicembre) il gruppo ha assistito a una progressione delle vendite, salite del 6% su base annua, a 3,09 miliardi di euro (3,29 miliardi di franchi).

A tassi di cambio costanti, la crescita del fatturato del gigante del lusso è stata del 5%.

L'incremento giunge dopo un periodo duro: Richemont si è infatti scontrato con un mercato difficile nel primo semestre dell'esercizio (aprile-settembre 2016). L'utile netto era crollato del 51% a 540 milioni di euro (579 milioni di franchi), risultando nettamente inferiore alle attese degli analisti, mentre il giro d'affari era sceso del 13% a 5,09 miliardi di euro. La società aveva in novembre annunciato cambi ai vertici e, inizialmente, il taglio di 210 impieghi supplementari presso le case Vacheron Constantin e Piaget.

Nel trimestre in rassegna, complici anche le vendite natalizie, si è messo in luce soprattutto il settore dei gioielli: quest'ultimo, che annovera marchi come Cartier, Van Cleef and Arpels e Giampiero Bodino, ha complessivamente incrementato il fatturato del 9% a 1,75 miliardi di euro, sottolinea Richemont in una nota odierna.

Continua invece a essere in crisi il mercato degli orologi di lusso: il comparto - con marchi come Jaeger-LeCoultre, Piaget e IWC - ha registrato una flessione delle vendite del 2% a 813 milioni di euro. Per quanto concerne i prodotti di pelletteria e gli articoli di alta moda, Richemont ha assistito a una crescita del 7% a 534 milioni di euro.

A livello regionale, in Europa il fatturato è salito del 3% nel terzo trimestre, dopo il -17% registrato nel primo semestre dell'esercizio. La progressione è stata sostenuta principalmente dalle vendite locali, dagli acquisti dei turisti nel Regno Unito, così come dai buoni affari nel settore dei gioielli.

La crescita del 10% nella regione Asia-Pacifico è in gran parte dovuta alle buone performance in Cina e Corea del Sud. Continua invece il declino di Hong Kong e Macao. In America la crescita è stata dell'8%, sostenuta dalla gioielleria e dalla riapertura di un punto di vendita a New York.

In Giappone Richemont ha contenuto le perdite (-1%), mentre in Africa e in Medio Oriente può essere considerata stabile. Globalmente, le vendite al dettaglio sono progredite del 12%, mentre quelle all'ingrosso sono calate solo del 3%.

Sui nove mesi il fatturato del gruppo risulta in calo del 7%, a quasi 8,18 miliardi di euro. A tassi di cambio costanti, risulta una flessione del 6%. Per quanto riguarda l'utile netto dell'intero esercizio 2016/2017, che si chiuderà il 31 marzo, Richemont prevede già fin d'ora un calo considerevole se paragonato al risultato dell'anno precedente, quando era stato contabilizzato un utile di 639 milioni di euro dopo la fusione tra i gruppi Net-A-Porter e YOOX.

Con la conclusione dell'esercizio in corso si assisterà anche al preannunciato cambio ai vertici. Il CEO Richard Lepeu lascerà infatti il 31 marzo 2017 per questioni di anzianità. La direzione operativa sarà ripresa da Johann Rupert, fondatore della società, che continuerà anche a essere presidente del consiglio d'amministrazione (cda). Il direttore delle finanze Gary Saage, intenzionato a tornare dalla sua famiglia negli Stati Uniti, lascerà l'incarico il 31 luglio 2017. Il suo successore sarà l'attuale vice Burkhart Grund.

La direzione sarà ristrutturata in maniera da poter reagire con rapidità alle sfide dell'economia in generale e del settore del lusso in particolare. I nuovi direttori saranno scelti dal cda e proposti all'assemblea nel settembre 2017.

Ottime le reazioni in Borsa ai risultati odierni: a metà mattinata il titolo Richemont guadagnava infatti il 7,62%.

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SDA-ATS