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Candidati all'asilo a Berlino

KEYSTONE/AP/MARKUS SCHREIBER

(sda-ats)

La Svizzera rinuncia provvisoriamente a rispedire candidati all'asilo verso l'Ungheria nell'ambito degli accordi di Dublino. La notizia, riportata dalla "NZZ am Sonntag", è stata confermata dalla Segreteria di Stato della Migrazione (SEM).

La decisione, ha detto il portavoce Martin Reichlin, fa seguito a una sentenza dello scorso maggio del Tribunale amministrativo federale (TAF). La SEM dovrà ora esaminare i rischi reali cui sono esposti i richiedenti asilo rinviati verso l'Ungheria contro la loro volontà, e anche pronunciarsi sull'eventuale esistenza di irregolarità sistemiche all'interno della normativa europea.

Per completare le verifiche ci vorrà tempo, secondo il portavoce, e i rinvii saranno possibili solo in condizioni eccezionali: di fatto soltanto se i migranti ne faranno espressa richiesta. Dall'inizio dell'anno la Svizzera ha rispedito verso il paese del premier Viktor Orban dodici persone e ha presentato istanze in questo senso per altre 102.

In Ungheria, che ha costruito ai confini una barriera di filo spinato sorvegliata dall'esercito, le condizioni di accesso alla procedura d'asilo sono molto severe, soprattutto dopo la creazione di centri di transito chiusi, situati vicino alla frontiera serba. Chi entra illegalmente in territorio magiaro rischia inoltre di essere arrestato.

Una richiesta affinché la Confederazione si astenga dal rinviare persone verso l'Ungheria era già stata avanzata in marzo dall'OSAR, l'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati, mentre in aprile un invito in questo senso era stato rivolto all'Unione europea dall'Alto commissariato per i rifugiati dell'ONU. La Confederazione, seguendo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani e dello stesso TAF, ha peraltro già rinunciato a rispedire richiedenti asilo verso la Grecia.

La "NZZ am Sonntag" scrive anche che la Germania, due anni dopo la crisi migratoria, ha intensificato gli sforzi per espellere verso altri stati i richiedenti asilo che non hanno diritto di rimanere nel paese: l'Ufficio tedesco per la migrazione e i profughi ha in particolare centralizzato, velocizzandole, le procedure d'esame e rafforzato gli effettivi del personale.

Le conseguenze cominciano a farsi sentire anche alle frontiere elvetiche: dall'inizio di gennaio la Svizzera ha ricevuto dalla Germania 1875 richieste di riammissione, con una progressione del 70% rispetto ai primi otto mesi dell'anno precedente, scrive il domenicale citando cifre della SEM. Il numero delle espulsioni verso la Confederazione effettivamente attuate sono aumentate nel giro di dodici mesi del 185%: da 90 a 255.

La tendenza dovrebbe proseguire nel prossimo futuro, anche perché Berlino si è dotato di nuove disposizioni di legge che agevolano le espulsioni. La maggior parte dei richiedenti che vengono rispediti verso la frontiera elvetica sono cittadini afghani, siriani e eritrei che hanno presentato istanza d'asilo nella Confederazione e che hanno poi varcato la frontiera tedesca, prima ancora che l'esame della loro richiesta in Svizzera venisse portato a termine. Ora, afferma la "NZZ am Sonntag", non è escluso che Berna tenti di fare lo stesso con l'Italia, visto che queste persone sono entrate in Svizzera dalla vicina Penisola.

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SDA-ATS