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Riesplode conflitto Kurdistan, 600 morti quest'anno

Oltre 600 morti dall'inizio dell' anno, 500 ribelli e 100 soldati, cento solo negli ultimi giorni: all'ombra della crisi siriana riesplode in Medio Oriente il conflitto dimenticato del Kurdistan turco, con livelli di violenza sconosciuti dalla cattura del leader del Pkk Abdullah Ocalan nel 1999, condannato in seguito al carcere a vita.

Quella che è ormai una vera guerra fra il gruppo armato separatista e l'esercito turco passa di strage in strage. L'ultima domenica un agguato dei ribelli contro un convoglio militare è costato la vita a 10 reclute. Altri 70 soldati sono stati feriti. Due giorni prima erano stati uccisi 8 poliziotti e altri 4 militari. Oggi a Tunceli è stato ferito gravemente da due armati del Pkk il procuratore capo di Ovacik, Murat Uzun.

Il conflitto si incrocia sempre più strettamente con quello siriano. Ankara - che appoggia i ribelli sunniti anti-Assad in Siria - accusa Damasco di giocare la carta del Pkk, con armi e aiuto logistico, per destabilizzare a sua volta il grande vicino settentrionale. Il Pkk ha lanciato una dura offensiva contro le forze armate turche in luglio, proprio mentre in Siria diventava più violento l'attacco dell'Esercito Siriano Libero (Els) appoggiato dalla Turchia contro le forze governative.

Finora l'esercito di Ankara non è riuscito a neutralizzare i ribelli, che per la prima volta da anni non colpiscono per poi subito ritirarsi nelle basi arretrate nelle montagne del Nord-Iraq, ma cercano di prendere il controllo di fette di territorio. Ankara ha spostato nell'Anatolia orientale migliaia di soldati appoggiati da elicotteri d'attacco, da F16 e dall'intelligence fornita dai droni Usa. Le operazioni sono seguite personalmente dal capo di stato maggiore Necdet Ozel.

Ma i ribelli continuano ad attaccare. E l'opinione pubblica è sempre più sensibile alle notizie di soldati, poliziotti o civili uccisi ogni giorno sul fronte, rileva l'analista Murat Yetkin. Non è servita a frenare il separatismo curdo neppure la repressione attuata dalla giustizia turca contro presunti fiancheggiatori del Pkk.

Centinaia di amministratori locali, giornalisti, politici, studenti sono in carcere accusati di collusione col Pkk o con la Kck, l'Unione delle Comunità del Kurdistan. La stampa turca critica l'inefficacia delle forze armate nella lotta contro i ribelli, l'assenza di trasparenza delle autorità, la politica muscolare seguita dal premier islamico nazionalista Recep Tayyip Erdogan in Siria e l'effetto boomerang che questa ha avuto nel Kurdistan.

I sondaggi indicano che una netta maggioranza della popolazione è contro la politica di coinvolgimento nella crisi siriana pilotata da Erdogan. Il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu aveva teorizzato solo tre anni fa la linea 'zero problemi con i vicini'. Ma oggi - rileva l'opposizione - la Turchia di Erdogan, che ambisce a un ruolo di potenza regionale post-ottomana, oltre alla 'guerra interna' con il Pkk ha problemi con tutti i vicini: dalla Siria all'Iran, dall'Iraq alla Grecia, da Cipro all'Armenia.

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