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Caritas ritiene che l'aiuto fornito dalla Svizzera ai rifugiati siriani non sia ancora sufficiente.

L'organizzazione umanitaria, in una conferenza stampa oggi a Berna, chiede alla Confederazione di portare l'aiuto a 100 milioni di franchi all'anno, di accogliere più profughi e rafforzare il suo ruolo diplomatico.

All'inizio di marzo il Consiglio federale ha deciso di aumentare l'aiuto alla Siria da 30 a 50 milioni l'anno, ma Caritas - che già nel 2014 aveva scritto una lettera aperta a Didier Burkhalter - ritiene tale cifra ancora inadatta a far fronte al crescente bisogno delle popolazioni che fuggono dalla zone di guerra.

Inoltre, benché l'annuncio di Berna di accogliere altri 3000 siriani sia "un segnale favorevole", la Svizzera può fare molto di più, come ha saputo fare nel corso della sua storia, con la rivoluzione ungherese del 1956, quando diede ospitalità a 14 mila persone, poi a 8 mila vietnamiti, cambogiani e laotiani che hanno trovato nella Confederazione una nuova patria. Senza dimenticare che durante la guerra nei Balcani vennero accolti 30 mila profughi dalla Bosnia Erzegovina e 53 mila kosovari. Insomma, per l'organizzazione umanitaria oggi si potrebbero accogliere rapidamente 15 mila siriani se ogni comune accettasse almeno un nucleo familiare. E la Confederazione potrebbe versare al comune 10 mila franchi per ogni posto d'asilo messo a disposizione.

"Caritas è presente nelle zone del bisogno fin dall'inizio e conosce bene la situazione - ha affermato il suo direttore Hugo Fasel -. Ed è sulla base di questa esperienza che avanziamo le nostre richieste". Otto milioni di persone in fuga all'interno della Siria, quattro milioni nei paesi vicini, migliaia di donne violentate, molti bambini venduti al miglior offerente per la prostituzione e per ricavare una fonte di sostentamento al resto della famiglia, giovani ragazze ridotte in schiavitù dal terroristi dello stato islamico e sposate forza. Un quadro tetro, secondo Fasel, che col tempo rischia di non interessare più né i media né l'opinione pubblica.

In quest'anno elettorale, inoltre, la politica d'asilo può venir di nuovo strumentalizzata per raccogliere consenso presso gli elettori. Invitiamo i partiti - ha proseguito Fasel - a "rinunciare alla corsa al voto, nel totale disprezzo di quanti chiedono asilo. E' indegno condurre una campagna elettorale sulle spalle dei disperati del Medio Oriente".

La Svizzera ha mandato un segnale positivo dicendosi pronta ad accogliere altri 3000 rifugiati siriani. In quanto membro a pieno diritto dello Spazio Schengen, "deve svolgere un ruolo di leader in materia di aiuto umanitario e di asilo, ha detto ancora il direttore di Caritas. "Ci attendiamo dalla diplomazia elvetica che prenda l'iniziativa, che affronti attivamente gli altri Stati per convincerli ad accogliere un numero maggiore di rifugiati siriani".

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SDA-ATS