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Rinvii forzati: ancora inadeguate alcune pratiche di polizia

Secondo la Commissione nazionale per la prevenzione della tortura complesso, il personale delle operazioni di rinvii coatti per per aereo agisce in modo professionale e rispettoso, ma sussistono ancora pratiche inadeguate. KEYSTONE/AP/DAVID J. PHILLIP sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 21 luglio 2020 - 18:01
(Keystone-ATS)

Secondo la Commissione nazionale per la prevenzione della tortura (CNPT) nelle operazioni di rinvii coatti in aereo ci sono ancora pratiche inadeguate. In particolare l'immobilizzazione va usata solo se l'interessato può mettere in pericolo sé stesso o terzi.

Tra l'aprile del 2019 e il marzo scorso la CNPT ha seguito 34 trasferimenti in aeroporto sotto scorta di polizia e 34 rinvii forzati in aereo.

In un rapporto pubblicato oggi la Commissione sottolinea che nel complesso, il personale di riferimento agisce in modo professionale e rispettoso. Dialoga regolarmente con le persone da rimpatriare per ridurre lo stress e disinnescare le situazioni di tensione. Vengono forniti cibo e bevande e l'accesso ai servizi igienici è facilitato. Inoltre, le donne sono accompagnate da persone dello stesso sesso. In casi particolari, l'accompagnatrice ha prestato il suo telefono alla persona da rimpatriare per poter avvisare i parenti.

L'organo di mediazione constata poi "con soddisfazione" che gli agenti rinunciano regolarmente all'immobilizzazione preventiva totale nel quadro del trasferimento. Ma quella parziale viene tuttora impiegata quasi sistematicamente sia durante il trasferimento che nell'organizzazione a terra in aeroporto. L'uso delle manette dietro la schiena - osserva - dovrebbe però essere proibito per evitare rischi di ferite in caso di incidenti.

In generale la Commissione è soddisfatta anche della cura dei bambini e delle famiglie da rimpatriare, ma ritene "particolarmente problematico" il vasto spiegamento di polizia osservato in certi cantoni durante il prelevamento e trasferimento di famiglie con minori.

In alcuni casi i bambini hanno assistito a misure coercitive contro i loro genitori. In particolare, nell'ambito del trasferimento di una famiglia con quattro figli da un centro di accoglienza vodese all'aeroporto di partenza, una ventina di agenti, alcuni dei quali armati, sono entrati nella stanza della famiglia e l'hanno portata all'aeroporto con luci lampeggianti e sirene.

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