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Un attacco a testa bassa: è quello che Marco Rubio e Ted Cruz tentano di sferrare contro Donald Trump nell'ultimo dibattito prima del Super Tuesday, il super martedì, quando si voterà per le primarie in 14 Stati.

L'ultima chance che i due senatori hanno di fermare, o almeno frenare, la corsa del tycoon newyorchese verso la nomination repubblicana.

Tycoon che viene incalzato da un ex candidato alla Casa Bianca, Mitt Romney, battuto nel 2012 da Barack Obama, convinto - come scrive il Washington Post - che Trump abbia un grosso problema fiscale che prima o poi scoppierà, allontanandolo dalla Casa Bianca.

Il magnate newyorchese non si è scomposto, e con la consueta leggerezza ha definito Romney "uno dei peggiori e più cretini candidati della storia del partito repubblicano". Il confronto tra i tre - per la prima volta trasmesso anche in spagnolo su Telemundo - avviene sul palco della University of Houston.

Ma - suggerisce ironico qualche commentatore - Texas per Texas, la miglior location sarebbe stata Fort Alamo, a San Antonio, visto il clima da battaglia e l'ultimo disperato tentativo dei due candidati di origine cubana di resistere al ciclone Donald.

L'ultraconservatore Cruz gioca in casa, proprio in quel Texas che lo ha eletto senatore, ed è dunque condannato a far bene. Come è condannato a vincere in uno Stato dove nel super martedì del primo marzo si assegneranno 155 delegati repubblicani.

I sondaggi lo danno ampiamente in testa (sul fronte democratico domina Hillary Clinton), ma per l'ex beniamino dei Tea Party antitasse la strada è dura, messo in difficoltà dalle deludenti performance in New Hampshire e South Carolina e dalle 'gaffe' del suo staff. Gaffe che hanno rafforzato quell'immagine di "bugiardo e ipocrita" che gli avversari da sempre tentano di affibbiargli.

Il giovane Rubio, 43 anni, è invece in ascesa. Ma deve combattere il paradosso di avere il sostegno dell'establishment del partito e dei principali finanziatori repubblicani, ma di non aver ancora conquistato la fiducia di gran parte degli elettori più moderati. Anche di quelli di origine ispanica come lui.

Sul palco dell'università di Houston deve sparare sia verso il favorito Donald sia verso Cruz, per danneggiarli il più possibile ed emergere definitivamente come l'anti-Trump. Prima che sia troppo tardi. Perché dopo il Super Tuesday, quando si andrà a votare nella sua Florida il 15 marzo, il tempo potrebbe già essere scaduto.

Il governatore dell'Ohio John Kasich e l'ex chirurgo Ben Carson sul palco di Houston sono poco più che comparse. E i loro numeri in vista dell'appuntamento di martedì prossimo sono così modesti che in molti si chiedono perché non abbiano già gettato la spugna. Favorendo magari una concentrazione di voti maggiore su Rubio o Cruz.

Ma in particolare Kasich sembra intenzionato a resistere fino alle primarie negli Stati del Midwest, dove spera di imporsi nel suo Ohio e in Michigan, due casi in cui i delegati verranno assegnati non in proporzione ai voti ricevuti ma in base alla regola "winner-takes-all", chi vince piglia tutto. Non punta alla nomination, ma ad avere più potere possibile in vista della Convention di luglio.

Intanto in campo democratico anche Hillary Clinton, come Donald Trump, si avvia verso il tris, con tutti i sondaggi che la danno ampiamente in vantaggio nelle primarie di sabato in South Carolina. Sarebbe la terza vittoria dopo Iowa e Nevada.

Non a caso Sanders sta già facendo campagna altrove, nella speranza di imporsi in alcuni stati del super martedì. Finora i sondaggi lo danno vincente nel suo Vermont, mentre si profila un testa a testa con Hillary in stati come Massachusetts, Oklahoma, Colorado e Minnesota.

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SDA-ATS