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MOSCA - A un anno dall'inizio del secondo processo a suo carico, l'ex patron del colosso energetico Yukos Mikhail Khodorkovski, già condannato a otto anni per frode ed evasione fiscale, si è presentato oggi in aula con barattoli di petrolio per ridicolizzare l'accusa, parla di "processo politico" e ne chiede l'archiviazione.
Durante la sua deposizione, la prima nella nuova fase del processo apertosi ieri davanti al tribunale Khamovniki di Mosca, l'ex magnate, con un colpo di teatro, mostra due barattoli di vetro contenenti l'uno tre litri di petrolio grezzo, l'altro un litro di prodotto raffinato, per confutare l'accusa di aver sottratto 30 miliardi di dollari di petrolio dalle controllate della Yukos.
A suo avviso, in quel periodo la Yukos non arrivava nemmeno a produrne una tale quantità: "l'accusa ha confuso diritti petroliferi e proprietà del petrolio stesso", dice. Poi si rivolge a Valeria Latkin, rappresentante della pubblica accusa: "io le vendo il diritto di proprietà di questo petrolio per un rublo, dopo il petrolio non sparisce, resta nel barattolo".
Per l'ex uomo più ricco di Russia, nel dossier della procura "non ci sono informazioni che possano comprovare il furto", e invita i giudici a "porre fine all'inchiesta in merito". Convinto che il processo nasconda "ragioni politiche e legate alla corruzione", Khodorkovski afferma: "alcune persone che si sono appropriate della mia compagnia hanno paura che mi liberino". Tra i motivi di quella che definisce una "persecuzione" c'è infatti a suo avviso anche il sostegno da lui fornito all'opposizione indipendente russa.
L'ex oligarca rischia altri 22 anni nel procedimento in corso, considerato un test per il presidente Dmitri Medvedev e la sua promessa riforma del sistema giudiziario russo, dopo il primo processo lanciato nel 2003 in era Putin, dietro il quale molti vedono la mano del Cremlino.

SDA-ATS