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Sì al governo Sanchez in Spagna

Il primo ministro Pedro Sanchez KEYSTONE/EPA/ae CB ase sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 07 gennaio 2020 - 20:57
(Keystone-ATS)

Nasce il primo governo di coalizione della storia democratica spagnola: dopo un'impasse politica durata mesi, il 47enne leader socialista Pedro Sanchez ha ottenuto dal Congresso la tanto agognata fiducia per l'esecutivo con Podemos.

I numeri sono però risicatissimi: il via libera del Parlamento è arrivato con 167 voti favorevoli, 165 contrari e 18 astensioni nella seconda votazione in aula prevista dall'iter costituzionale, ovvero grazie ad una maggioranza semplice (per soli due voti) dopo il fallimento del primo voto, la scorsa domenica, che richiedeva la maggioranza assoluta di 176 sì su 350 parlamentari.

Sanchez ha potuto contare sull'appoggio della formazione guidata da Pablo Iglesias - con cui il leader del Psoe si era impegnato già all'indomani del voto del 10 novembre scorso a formare un governo di coalizione - ma ha avuto soprattutto bisogno dell'astensione di Erc (Esquerra Republicana de Catalunya), la sinistra indipendentista catalana.

La trattativa con Erc si è sbloccata soltanto la scorsa settimana grazie all'impegno ad un "tavolo negoziale bilaterale" sulla Catalogna: di fatto l'apertura di una trattativa formale sul futuro della Catalogna, riconoscendo così il tema come politico e non più soltanto come una questione istituzionale.

L'accordo ha fatto gridare l'opposizione al tradimento. Il leader del Partido Popular, Pablo Casado, ha già battezzato il nuovo esecutivo come "Governo Frankestein", mentre l'ultradestra di Vox guidata da Santiago Abascal ha lanciato accuse pesantissime giurando che si opporrà con tutte le forze allo "smembramento della Spagna".

Sanchez però tira dritto, ancora una volta. "Con il governo di coalizione progressista in Spagna si apre una stagione di dialogo e politica utile. Un governo per tutte e tutti che estenda i diritti, ripristini la convivenza e difenda la giustizia sociale", ha twittato subito dopo il voto del Parlamento.

L'accordo firmato con Iglesias traccia fra le altre cose, in una cinquantina di pagine, un'ambiziosa riforma fiscale con un aumento delle tasse per i più ricchi, impegna il governo ad un aumento significativo del salario minimo e promette di mantenere un chiaro accento sociale e femminista.

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