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Un centinaio di vittime di una truffa finanziaria milionaria giudicata in tribunale nel 2011 hanno manifestato oggi davanti alla sede della Banca cantonale di San Gallo (SGKB), che ritengono corresponsabile. A loro avviso, l'istituto ha mancato ai suoi doveri di vigilanza.

Se la SGKB non assumerà le proprie responsabilità, denunce penali potrebbero essere depositate all'estero, ha indicato Goran Babic, della comunità che difende gli interessi delle vittime della truffa. Molte di queste sono statunitensi.

Nell'ottobre del 2011 due fratelli di origini jugoslave, ma con passaporto austriaco, riconosciuti colpevoli di truffa per mestiere, sono stati condannati a sei anni e quattro anni e mezzo di carcere dalla giustizia sangallese. Una terza persona, di nazionalità svizzera, è stata condannata a sei mesi di prigione con la condizionale.

I due accusati principali, secondo quanto stabilito dai giudici, hanno fatto perdere a 686 investitori una somma pari a una cinquantina di milioni di franchi. Alle vittime, perlopiù membri dei testimoni di Geova ed ex cittadini jugoslavi, venivano promessi interessi esorbitanti, dal 40 al 1000 per cento, che in realtà venivano corrisposti grazie al denaro di nuovi investitori, secondo il sistema della catena di Sant'Antonio.

La truffa è stata scoperta nel 2009, quando il principale imputato, di 41 anni, anch'egli membro dei testimoni di Geova, si è autodenunciato.

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SDA-ATS