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Tre banche sono finite nel mirino della FINMA, l'autorità di sorveglianza dei mercati finanziari, in relazione allo scandalo della compagnia petrolifera brasiliana Petrobras.

Lo ha indicato oggi all'agenzia Awp il portavoce dell'organismo di controllo Tobias Lux, che non ha rivelato tuttavia i nomi degli istituti contro i quali è stato aperto un procedimento di "enforcement" o "applicazione del diritto prudenziale".

Tale principio comprende le indagini, i procedimenti e le misure della FINMA mediante i quali questa istanza accerta e punisce le violazioni del diritto prudenziale. La FINMA svolge le indagini in seguito ad anomalie o a indizi di violazione.

L'apertura del procedimento è stata rivelata dal sito web della Neue Zürcher Zeitung (nzz.ch), e in seguito confermata da Tobias Lux. Dopo accertamenti svolti in alcune banche, sono state constatate lacune in tre istituti circa l'applicazione delle norme antiriciclaggio, ha sottolineato.

Lacune meno gravi sono state registrate in altre banche; in questo caso, ha spiegato, è stata rafforzata la sorveglianza e il controllo sull'efficacia dei provvedimenti adottati. Gli accertamenti preliminari per altre banche sono ancora in corso.

Lux non ha voluto precisare se la FINMA stia già pensando ad eventuali sanzioni. L'Autorità non può decidere direttamente di multare un istituto. Tuttavia, in base alle possibilità concesse dal principio di "enforcement", può imporre miglioramenti a livello organizzativo, prescrivere limiti agli affari, decidere il sequestro degli utili e pronunciare divieti all'esercizio della professione.

Lo scandalo Petrobras è oggetto dalla primavera scorsa di un'indagine del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) sulla scorta di circa 60 comunicazioni di sospetto riciclaggio ricevute. All'epoca, il MPC stava indagando su circa 300 conti sparsi in oltre 30 banche attive in Svizzera: su tali conti sarebbero transitati i soldi delle bustarelle. Il mese scorso il MPC ha bloccato i conti bancari del presidente della Camera dei deputati brasiliana Eduardo Cosentino da Cunha e di suoi famigliari.

Lo scandalo Petrobras, la compagnia petrolifera nazionale, prende le mosse dalle rivelazioni di alcuni ex manager, che hanno ammesso di aver collaborato con politici per ricevere tangenti da contractor del settore privato in cambio di affari. Agli inizi di marzo, la Corte Suprema del Brasile ha dato il via libera alle indagini su oltre 50 politici, inclusi i presidenti di Camera e Senato.

La procura brasiliana accusa Cunha di aver ricevuto mazzette da Petrobras tramite almeno cinque persone sotto inchiesta nell'ambito del più grande scandalo di corruzione del paese. Il presidente della Camera è sospettato di aver ricevuto da Petrobras cinque milioni di dollari tra il 2006 e il 2012 per un contratto di costruzione di navi sonda.

Dagli elementi raccolti dalle indagini risulta che le maggiori imprese di costruzione del paese dal 2004 al 2014 si sono spartite i mercati della compagnia petrolifera nazionale pagando a turno delle mazzette ad alcuni dirigenti in cambio di contratti, gonfiati dall'1 al 3%. Petrobras ha così perso oltre due miliardi di dollari. Una parte delle tangenti andava come compenso ad alcuni deputati e senatori della coalizione al potere.

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SDA-ATS