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Schmolz+Bickenbach: profondo rosso nel terzo trimestre

Tempi duri per il gruppo lucernese. KEYSTONE/URS FLUEELER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 12 novembre 2019 - 09:59
(Keystone-ATS)

Le grandi difficoltà erano note e i risultati non fanno che confermarlo. Il 2019 si sta rivelando complicato per Schmolz+Bickenbach: il gruppo siderurgico lucernese ha chiuso il terzo trimestre con una perdita netta di 420 milioni di euro (462 milioni di franchi).

Nello stesso periodo del 2018 il passivo era stato di 3,7 milioni. Il fatturato è sceso del 14% a 670 milioni.

Le cifre in caduta libera e ben inferiori ai pronostici sono da ricondurre principalmente alle difficoltà riscontrate nell'industria automobilistica. Una domanda debole, con ordini più scarsi del previsto, sta fortemente indebitando l'azienda.

Dopo una prima metà dell'anno già difficile, "le nostre attività sono crollate su larga scala nel terzo trimestre", ha commentato in un comunicato odierno il CEO Clemens Iller. "Il mercato dell'auto è quello più sotto pressione, un fenomeno accentuato da incertezze politiche e litigi commerciali", ha aggiunto.

Gli analisti interrogati dall'agenzia finanziaria AWP ipotizzavano una perdita di 50 milioni di franchi, circa nove volte meno del reale deficit. In rosso anche il risultato operativo Ebitda (-33 milioni), che solo dodici mesi fa era in attivo di 42 milioni.

Nel trimestre in rassegna sono comunque state operate correzioni di valore per 297,4 milioni di euro sui risultati di alcune unità d'affari. L'indebitamento di Schmolz+Bickenbach è ora di 724 milioni di euro, contro i 709 al termine del primo semestre.

Il gruppo ha confermato il suo obiettivo annuale, vale a dire un Ebitda rettificato sotto i 70 milioni. Ieri, l'azienda aveva annunciato che, a causa della maggiore liquidità necessaria, l'aumento di capitale sottoposto all'assemblea generale il 2 dicembre rappresenterà un importo minimo di 325 milioni di franchi. Al contempo sarà necessaria una riduzione del valore nominale delle azioni.

Una disputa intestina contribuisce a intricare ulteriormente la situazione dell'azienda. Schmolz+Bickenbach è infatti oggetto di una battaglia tra Liwet Holding, la società del miliardario russo Viktor Vekselberg che detiene il 26,9% del gruppo siderurgico, e gli organi dirigenti.

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