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Imprese svizzere hanno esportato materiale di guerra per milioni di franchi verso paesi arabi. In seguito alle sommosse nella regione le nuove richieste saranno esaminate in maniera molto approfondita, ha indicato il consigliere federale Johann Schneider-Ammann in un'intervista pubblicata oggi dalla "Berner Zeitung".

Attualmente non vi sono richieste provenienti da paesi arabi, ma se ne dovessero giungere "il Consiglio federale effettuerà l'esame con prudenza ancora maggiore", ha affermato il ministro dell'economia. Già in passato il governo ha valutato scrupolosamente le richieste. "Non credo che dobbiamo avere la coscienza sporca."

L'esponente liberale radicale si dice contrario a un inasprimento delle regole in materia di esportazione di armi e munizioni: sono state rafforzate già tre anni fa, e da allora non è più possibile vendere a paesi in cui i diritti umani vengono violati in maniera grave e sistematica, ha spiegato.

L'evoluzione nel mondo arabo lo preoccupa, ha proseguito Schneider-Ammann. "Se si guarda a quanto sangue viene versato per il sovvertimento non posso parlare di gioia." Il consigliere federale spera in una rapida stabilizzazione. Per raggiungerla non va escluso un aiuto economico dall'estero. Una specie di Piano Marshall per la regione, un programma di ricostruzione economica sarebbero certo interessanti, ritiene Schneider-Ammann, ma irrealistici, "e di certo non con la Svizzera in prima fila".

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SDA-ATS