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Personalità politiche di alto livello provenienti da tutto il mondo si affrettano a visitare l'Iran, con l'obiettivo di aprire la repubblica islamica agli affari di aziende del proprio paese. Venerdì sarà il turno di Johann Schneider-Ammann.

Lo scopo della visita, che durerà due giorni, è quello di migliorare le relazioni tra i due stati e dare una spinta al commercio bilaterale. I dettagli del programma non sono tuttavia ancora stati determinati con precisione.

Di sicuro però il capo del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) incontrerà il presidente iraniano Hassan Rohani. È inoltre prevista una visita all'università di Teheran, segno che le due nazioni intendono collaborare maggiormente in ambito scientifico.

In Iran politica ed economia sono molto intrecciati e incontri a così alto livello permettono spesso di aprire le porte in vari campi. Schneider-Ammann sarà accompagnato da una delegazione economica, che ne approfitterà per prender contatto con le autorità locali e i principali attori dei diversi settori.

È opinione comune che con i suoi 80 milioni di abitanti il mercato iraniano, rimasto per anni chiuso all'Occidente, offra importanti opportunità. Il Fondo monetario internazionale prevede una crescita del 5% per quest'anno. In primo piano figurano i settori dell'automobile, dell'infrastruttura, della chimica e della farmaceutica, nonché dell'alimentare. Senza dimenticare anche i servizi finanziari, che avvengono secondo regole conformi all'Islam.

Prima delle sanzioni imposte all'Iran per le sue attività atomiche le relazioni d'affari con la Svizzera erano intense. Nel 2005 l'export elvetico aveva raggiunto 750 milioni di franchi, scesi a 330 milioni nel 2013, per poi aumentare fino a 900 milioni l'anno scorso. Stando ai dati dell'amministrazione federale delle dogane i principali prodotti esportati sono quelli del ramo chimico-farmaceutico, gli strumenti di precisione e i metalli preziosi.

Teheran, a parte petrolio e gas, non ha invece importanti prodotti di export. Nel 2015 la Confederazione ha così importato merci solo per 20 milioni di franchi dal paese islamico: prodotti agricoli e della pesca, nonché tessili. L'Iran offre pistacchi, caviale, zafferano e tappeti persiani.

Secondo gli esperti per fare affari in Iran i manager devono fare attenzione a tre punti. Innanzitutto non bisogna mai dare l'impressione che la parte iraniana si stia vendendo all'estero. Secondariamente occorre fare attenzione alla corruzione, molto estesa: la penuria di merci ha portato al formarsi di un'economia basata sul clientelismo. Terzo punto, gli uomini d'affari devono essere coscienti che in un numerosi settori dovranno fare i conti con lo stato e le fondazioni religiose.

Non mancano insomma le difficoltà per le piccole e medie imprese svizzere desiderose di entrare sul mercato iraniano. Ecco che quindi premono sulla Confederazione alla ricerca di un aiuto politico.

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SDA-ATS