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Per la prima volta nella storia dell'Unione, Bruxelles ha avviato un'indagine sullo stato di diritto in uno Stato membro.

Il faro della Commissione europea si è acceso sulla Polonia, e più in particolare sulle recenti iniziative legislative che riguardano la Corte costituzionale ed i media, apparentemente disegnate per accrescere il potere del governo di Varsavia.

La decisione è stata presa al termine di una discussione dei commissari europei durata quasi un'ora, e preceduta da una telefonata tra il presidente della Commissione Jean Claude Juncker e la premier polacca Beata Szydlo. Il proposito dell'approfondimento è "chiarire i fatti in modo oggettivo", ha spiegato il primo vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans nel presentare la decisione.

Lo strumento è "un dialogo strutturato" con le autorità di Varsavia, a cui l'esponente dell'esecutivo comunitario si era già rivolto a fine dicembre con due lettere, ottenendo risposte dai toni piuttosto irriverenti.

Il governo polacco negli ultimi giorni ha suggerito a più riprese una regia tedesca dietro la vicenda, paragonando anche un possibile "monitoraggio" Ue all'occupazione nazista: una rivista del Paese, il W-prost è arrivata persino a pubblicare una copertina con la cancelliera tedesca Angela Merkel nelle vesti di Hitler ed i presidenti dell'Europarlamento Martin Schulz e della Commissione Juncker in quelle dei suoi generali.

Tra le principali preoccupazioni dell'Unione, la "libertà e pluralismo nei media", ma soprattutto il fatto che "le regole vincolanti del tribunale Costituzionale attualmente non vengono rispettate", spiega Timmermans.

Il partito polacco di destra anti-Ue Diritto e giustizia (Pis) il mese scorso ha varato una revisione del tribunale costituzionale che allenta i controlli sui poteri del governo, mentre la settimana scorsa, dopo l'adozione di una legge che attribuisce all'esecutivo il potere di designare i vertici di tv e radio pubblica, il governo ha fatto le nuove nomine.

Il Consiglio d'Europa, che sta conducendo un'indagine simile a quella Ue, ha definito la situazione "inaccettabile", mentre il premio Nobel Lech Valesa ha evocato il pericolo di una guerra civile.

Bruxelles tornerà a valutare la situazione a metà marzo. Tra gli scenari possibili, come ultimissima risorsa, anche l'articolo sette, che prevede la perdita del diritto di voto al Consiglio europeo. Una misura da attivare solo in caso di fallimento di tutti i tentativi previsti dalla procedura attivata oggi, e varata nel 2014, sulla scorta di quanto avvenuto col governo ungherese di Viktor Orban.

Forte contrarietà alla nuova legge sui media polacchi è stata espressa anche dall'Unione europea radio-tv (Uer), organizzatrice della competizione canora Eurovision. Ma un portavoce della Ue ha già fatto sapere che la Polonia non sarà esclusa.

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SDA-ATS