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È ancora braccio di ferro tra Russia e Ucraina. Dopo la 'guerra' del gas e quella delle sanzioni, questa volta è la 'guerra' dei tir a dividere Kiev e Mosca, e a bloccare centinaia di autocarri carichi di merce.

Nei giorni scorsi molti camion con targa russa sono stati fermati da gruppi di manifestanti in Ucraina, soprattutto nelle regioni occidentali, dove sono più forti i sentimenti nazionalisti. La risposta russa non si è fatta attendere: Mosca ha congelato il transito dei tir ucraini in Russia, e ora sono almeno 161 i camion provenienti dal vicino occidentale fermati in territorio russo.

Kiev ha a sua volta reagito rendendo pan per focaccia, e stamattina ha annunciato di aver bloccato il transito dei camion russi sul proprio territorio: oltre 500 tir sono così fermi ai confini tra l'Ucraina e i paesi Ue, e oltre 100 sulle strade dell'ex repubblica sovietica.

Il premier russo Dmitri Medvedev ha definito "matti" coloro che stanno bloccando i camion russi, e ha minacciato di bloccare qualunque tipo di trasporto proveniente dall'Ucraina "se le autorità" di Kiev "non riescono a riportare l'ordine".

Intanto, come già visto in altri copioni, i governi di Mosca e Kiev si puntano il dito contro l'un l'altro: questa volta accusandosi a vicenda di aver violato le norme del diritto internazionale del commercio con la chiusura delle proprie frontiere ai tir del vicino.

Contribuendo così a deteriorare ulteriormente i già infuocati rapporti tra i due paesi, ai ferri corti ormai da due anni, da quando cioè la Russia si è annessa la Crimea nel marzo del 2014 e ha sostenuto - probabilmente anche con armi e uomini - i separatisti filorussi nel conflitto nel Donbass scoppiato nell'aprile dello stesso anno.

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SDA-ATS