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Eccolo '"il giorno della verità". Oggi la Scozia decide se rendersi un paese indipendente spezzando quell'unione con Londra sancita oltre 300 anni fa, o se rimanere nel Regno Unito confermando quel legame politico, economico e storico, che tiene insieme la Gran Bretagna da oltre tre secoli.

Il giorno più lungo: cominciato alle sette del mattino con l'apertura dei seggi (che chiudono alle 23 ora svizzera). Le 15 ore che daranno forma al futuro della Scozia. Ed è già record, con il 97% degli aventi diritto al voto registrati nelle liste elettorali. Si prevede un'affluenza senza precedenti.

"Non ho mai dovuto fare la fila per votare", si conferma ai seggi di Edimburgo, la capitale, seconda città per numero di votati, preceduta solo da Glasgow. Del resto - è il coro unanime - non è un voto come un altro, una 'semplice' elezione politica: "oggi si decide e non si torna indietro".

Al bivio quindi gli scozzesi che, fino agli ultimissimi sondaggi, si dividono tra i due fronti: 'too close to call'. Il fronte del no è leggermente in testa con il 53%, ma rincorso dagli indipendentisti al 47% e con molti che fino alla fine si dichiarano indecisi. Una manciata di voti forse, ma che può essere decisiva per la consultazione che prevede una maggioranza semplice.

Fino all'ultimo voto. E fino all'ultimo minuto: la campagna si è chiusa ufficialmente ieri sera con gli ultimi accorati appelli da entrambi i fronti, ma - pur nell'apnea dell'attesa - la macchina elettorale non si ferma.

Gli indipendentisti non vogliono lasciare nulla al caso, non vogliono perdere per strada nemmeno un voto, così mettono a disposizioni taxi privati gratuiti per chi non possiede un veicolo e deve andare al seggio. I 'minicab' fanno parte di una flotta di automobili dei pro indipendenza che conta di trasportare i 300'000 giovani che votano per la prima volta, fra cui i teenager di 16-17 anni.

E poi l'appello al 'cuore' scozzese: a Edimburgo diversi suonatori di cornamusa sono stati reclutati dalla campagna del 'sì' per esibirsi nelle vie della città e ricordare agli elettori di andare alle urne. Nella zona di Craigmillar, addirittura, un suonatore ha guidato gli abitanti del quartiere in una marcia verso il seggio, come se si andasse in battaglia.

Gli unionisti invece si sono mobilitati alla conquista degli indecisi: fino a 500'000 secondo alcuni calcoli. Per tutto il giorno hanno bussato alle loro porte, telefonato ai loro numeri, nel tentativo di convincerli che il Regno Unito è 'Better together' (Meglio insieme).

Il fronte del 'no' ha potuto contare anche sul leader laburista Ed Miliband, che ha fatto campagna in favore dell'unione anche nel giorno del referendum scozzese. Miliband ha battuto le strade di Glasgow, è andato di porta in porta, ha stretto mani, per ricordare agli elettori di votare. Sul suo profilo Twitter ha scritto: "Le urne sono aperte fino alle dieci di sera, non dimenticatevi di andare a votare".

"Ora siamo nelle mani degli scozzesi", ha detto l'indipendentista Alex Salmond andando a votare nel suo villaggio , nel nord-est della Scozia. "Non ci potrebbe essere posto più sicuro" ha assicurato.

Comunque andrà, gli scozzesi oggi scrivono la Storia.

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SDA-ATS